๐๐ฒ ๐๐ณ๐๐บ๐ฎ๐๐๐ฟ๐ฒ ๐ฑ๐ฒ๐น ๐ฐ๐ผ๐น๐ผ๐ฟ๐ฒ ๐ฟ๐ผ๐๐๐ผ
Non รจ cambiato nulla eppure
non ti riconosco
docile amara terra
all'incrocio fra i due fiumi.
Sul colle prima sventolava una bandiera
lacera e rossa come il sacrificio,
piรน sotto le tue donne indaffarate
ad ammassare le cassette del mercato
polveroso e unto ed i bambini zingari in disparte
succhiavano le ossa del bollito.
ร il technicolor forse che ti ha smunta
lasciando il rosso alle lattine della cola
e ai pochi tavolini scombinati
sopra i marciapiedi esplosi
ove si parla ancora della dittatura quando,
tutti gli schiavi erano felici allo stesso modo
e liete le serate nei giardini a distillare il giorno.
Vibrava il sottopelle se giungeva da lontano
una stonata rima di quel "Celentano"
e sognavamo una libertร che consentisse almeno
di cambiare aria, di poter scendere a Tirana,
senza render conto se andavi al lago o al mare a chicchessia.
Ora le abbiamo le lattine in alluminio,
l''talia in casa,
le partite in digitale,
la connessione per parlare con l'America e i parenti,
sfuggiti ai tempi duri e piรน tornati
con quell'accento strano
quando li chiamavamo dall'ufficio della posta
solo pel Bajram.
Non ci era consentito di pensare prima
quando passava la guardia
e lo spione ci sciupava le serate
appoggiato al bordo del biliardo
quello di Stato dentro al bar di Stato,
ma pensavamo eccome!
Ora cantiamo liberi e felici i nostri vecchi inni popolari
di cui non ricordiamo le parole
e resta solo vaga
la stanca melodia, priva d'accenti.
Il vuoto rende tutto uguale.
Nรฉ si lotta nรฉ si deve masticare,
in questo tanto agognato mondo
chรฉ รจ Bajram ogni giorno,
ma mai รช festa.
Shkoder 05/03/2007
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