Mi ripenso come ad un deserto vivo,
a una marea di sangue e di pallottole,
sibili di tradimenti e botti infami
fra i mercati delle periferie
dove mi son venduto a poco prezzo:
le gambe a dieci Lek, la testa a venti.
In questo tormentato naufragare
talvolta mi ritrovo dentro,
dentro a quel mondo morbido e costante
senza le frustrazioni, senza le antiche ansie
ed il sudore è sale che dà vita
ad ombre nuove, a luce che di taglio
anima i corpi.
Questi fendenti, ritmici e profondi
non ho capito mai dove finiscano
forse dietro quegl'occhi che socchiudi
e vibra al culmine lo spasmo
come se un solo colpo fosse stato inferto,
ma è sempre guerra, e ancora mi mitraglia
appena cala il battito cardiaco,
lo stato delle cose, la voglia di cambiare,
di ritornarti dentro, di sedarmi,
di darci un solo figlio,
creolo,
senza cittadinanza e senza pena,
senza ragione d'essere insultato,
per le colpe mie o dei miei padri,
con gli occhi grandi da riempire
poco a poco con le grazie della vita
e neanche un gesto, neanche una pittura
di quell'orrore che ci ha tormentato
e fino ad oggi ci ha provocato insonnie
e restino fuori le immagini di morte!
Per sonum, 2009
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