giovedรฌ 28 dicembre 2023

๐—ค๐˜‚๐—ฎ๐—ป๐—ฑ๐—ผ ๐—จ๐—ฑ๐—ถ๐—ป๐—ฒ ๐—ฒ๐—ฟ๐—ฎ ๐—•๐—ผ๐—ฟ๐—ด๐—ผ ๐—ฆ๐˜๐—ฎ๐˜‡๐—ถ๐—ผ๐—ป๐—ฒ ๐—ฒ ๐—ญ๐—ถ๐—ฐ๐—ผ, ๐—น๐—ฎ ๐—บ๐—ถ๐—ฎ ๐—ด๐—ฎ๐˜‡๐˜‡๐—ฎ ๐—น๐—ฎ๐—ฑ๐—ฟ๐—ฎ, ๐—บ๐—ถ ๐—ฎ๐—ฐ๐—ฐ๐—ผ๐—บ๐—ฝ๐—ฎ๐—ด๐—ป๐—ฎ๐˜ƒ๐—ฎ ๐—ฎ ๐˜€๐—ฐ๐˜‚๐—ผ๐—น๐—ฎ.

 

Ai miei tempi (quelli erano miei miei!), quand'ero bambino, le aiuole di via Leopardi erano piene di siringhette che se facevi una passeggiata col cane ti portavi a casa l'HIV, l'epatite per dummies (a,b,c) e un po' di condom usati. Io abitavo in via del Bon e la stradina pedonale che divideva la materna Pick dall'area verde Salgari versava nelle medesime condizioni, ma lรฌ come in buona parte del resto della cittร  non vi erano molti profilattici perchรฉ i militari di leva nell'82 praticavano il coito interrotto e con 50 mila lire ti facevi pere per 15 giorni... In effetti i goldoni non li hanno mai regalati! Nemmeno quando morirono Rock Hudson e Freddy Mercury! 

Poi l'eroina hanno imparato a spararsela in casa o sono passati ad altro superando il buco e quindi tutta la circonvallazione. Tutta la circonvallazione diventรฒ mercato del pesce con prostitute e prostituti di ogni ordine e grado. Udine era proprio invasa tanto che la Flavia era giร  considerata un pezzo da museo nonostante portasse avanti le sue battaglie di signora a ore manifestando davanti al Tribunale vecchio per la causa delle sue colleghe in gattabuia. All'epoca Flavia viveva di fronte al "Gas", oggi teatro, occupando abusivamente un monolocale disabitato (o meglio abitato da lei), e faceva la doccia usando l'acqua piovana che usciva da una grondaia rotta del Collegio Renati. Era molto triste ma cosรฌ poetica l'acqua piovana di dicembre sul corpo ignudo della donna piรน famosa di Udine.. una donna andreottiana per via della scatola nera che si portava con dati di destra e di manca, di politici e dottori, di preti e professori. Quindi andreottiana, ma col vizio alla Cossiga di dire "se parlassi io.." e mai parlรฒ. 

In vicolo Porta ai miei tempi c'era l'Asilo notturno (lo so bene perchรฉ le sue mura confinavano con l'esedra del Conservatorio di musica divisa a metร  col Tribunale). L'Asilo ospitava un sacco di diseredati la notte. Dormivano ammassati su materassi pieni di cimici (non quelle della soja..), vetri e cucciolate di pantegana, anch'esse diseredate. Cosรฌ il Comune si prendeva cura di loro, dei barboni e delle pantegane, un po' come ha fatto l'ex sindaco Fontanini con le panchine col bracciolo che perรฒ erano anti-spaccio: il bracciolo non fa dormire il clochard ma sotto sotto blocca lo spaccio. Capito? Poi l'Asilo notturno l'hanno chiuso aprendo dei begli alberghetti dedicati e demandando alla Caritas la gestione di chi poteva dormirci con tanto di schedatura stile Himmler. La doccia calda a chi non riusciva ad entrare negli hotel convenzionati la pagava l'arcivescovo Battisti, perchรฉ c''era un'altra convenzione, credo, con uno di quei centri estetici che stavano nel sottopassaggio della Stazione. Quel sottopasso che "la mamma ti tirava per il braccio" ma che aveva un negozio di VHS porno, avevo l'occhio aguzzo io, spermatico. Ma a proposito... oggi ci lamentiamo di Borgo Stazione dimentichi di villaggio San Domenico e di Via Riccardo che erano zone di guerra dove bande di ragazzetti si spaccavano bottiglie in testa al l'urlo "spacco butiglia ammazzo famiglia" preso in prestito dai sinti (tanto odiati da copiarne parte della parlata: che caligo il bardigoio dell'argiala!) 

Insomma...  Era una cittadina modello.. Udine. 

Poi vennero gli anni novanta e anche Italia Network se ne andรฒ via, se ne andarono i militari di leva, arrivarono gli albanesi che ora sono quasi tutti appesi sulle pareti delle nostre case a fare cappotti e arrivarono i neri che fecero fallire il triangolo della sedia assieme ai cinesi (in veritร  l'idea della cjadrea gigante la ebbe un nero che viveva in roulotte fuori dalle fornaci di Manzano). Se ne andรฒ anche la sedia gigante, fu rimossa da Piazza San Giacomo, era il simulacro di un fallimento, il Vitello d'oro dei furlร ns! Sparirono le prostitute a seguito di un attentato doloroso - e mai chiarito fino in fondo - che aprรฌ viale Ungheria come una scatoletta di tonno... 

Brutta pagina di una storia idillica!

Poi? Caserme vuote. Silenzio. Pace. Badanti dell'Est. 

Tutti su Internet. 

Intanto รจ arrivato il Pakistano che ha sostituito il kosovaro e hanno addirittura aperto le moschee. Siamo alla frutta. 

Come si stava meglio quando si stava peggio... o il contrario? Comunque c'รจ chi gira con la pistola per difendersi, abbiamo gli sceriffi privati e il Ponte di Messina (quasi). Poi non lamentatevi se non arrivano piรน in barca eh? Da Messina a Udine รจ un attimo!


Io amo Udine e mi sento uno di Borgo Stazione, uno del ghetto: friulano, veneto, albanese, nero come Sant'Agostino e illiro come Costantino anche se i miei editti valgono solo per me e la mia fede non รจ religione, ma religiosa contemplazione d'uno stupendo melting pot.

martedรฌ 31 ottobre 2023

๐™‰๐™ค๐™ซ๐™š๐™˜๐™š๐™ฃ๐™ฉ๐™ค

 

E lungo il viale i gelsi,

pochi superstiti del mio ricordo vivido

ma grigio, come in un film di Olmi,

perchรฉ il colore poi si sciacqua

nei sottotitoli tradotti,

nelle pozze torbide di calce e verderame,

nel giungere pensoso della sera

d'inverno, troppo presto.


In fondo al viale la fontana

dove la vacca si era abbeverata

dopo i chilometri di aratro

e d'orzo seminato a mano,

prima di ritornare in stalla.

Carico รจ il carro di pietre levigate dal torrente,

e botti d'acqua e argilla,

per cuocere mattoni e riscaldarsi 

coi tutoli giร  secchi.


Del grande noce  i malli tetri

sporcano il selciato e da lontano

la voce della levatrice annuncia "รจ maschio!"

Lungo il viale morari equidistanti

mostrano il cammino verso il campo,

pietre miliari, ritmo, segnatempo,

di noi friulani quando nulla era scontato,

prima di tante Caporetto e che la radio

ci raccontasse il sogno americano.


Riempiti i fossi, cementificati,

il gelso lascia il posto alla ciclabile

che nessuno usa per le troppe interruzioni

o forse siamo troppo stanchi..

anche di provare sentimenti.

Annaspo le mie tasche piene

per ritrovare un solo appiglio nel passato,

neanche una rima, neanche un'assonanza,

forse un bozzolo, ma schiuso,

sfuggita la falena alla tortura

delle filatrici esauste.


Non ne รจ rimasto uno lungo il viale,

l'ultimo l'han preso quelli di Cremona,

per le radici rosse e far vernici pei violini

e solo io sulla ciclabile,

seduto a terra con la mano in tasca,

vorrei sentire acceso un po' di Clan

ma ormai nessuno fuma piรน la pipa

forse anche lรฌ: troppa fatica e i transistori

hanno portato via il calore delle valvole

e, ancora peggio, il suono

รจ a 24 bit.




๐™‡๐™– ๐™จ๐™ฉ๐™–๐™ก๐™ก๐™–

Resta sepolta in pezzi di inverno

la terra, ermafrodita

e riscalda la vacca, col suo ruminare,

l'immota impazienza del sogno:

del frumento i germogli, la sola parvenza

nei giochi di luce la paglia, sbiadita,

i brusii a sopire gli odori acri di stalla

e un profumo di pipa che inonda.

 

I bambini sui racconti dei vecchi,

nel caro ronzare dell'ultimo

verdesmeraldo tafano,

cedono al sonno, coperti da scialli

col capo sulle ginocchia e, fra i capelli,

carezze di nonna.

Tutoli secchi le dita,

affusolate memorie di vita.



domenica 27 agosto 2023

๐—Ÿ๐—ฎ ๐˜€๐—ฐ๐˜‚๐—ผ๐—น๐—ฎ ๐—ถ๐—ป๐—ผ๐—ฐ๐˜‚๐—น๐—ฎ๐˜๐—ฎ


Scopo della scuola รจ adattare i contenuti per metterli a disposizione dei discenti rendendone comprensibili i valori al fine di guidare i giovani all'acquisizione di competenze utili ai gruppi sociali del prossimo futuro e alle nuove generazioni. 

Senza le 4 operazioni รจ impensabile pensare di poter vivere degnamente e attivamente ovvero vivere potendo optare, vivere facendo delle scelte, vivere scartando ciรฒ che รจ inutile o dannoso anche se queste opzioni non sempre sono comode. E senza la Storia non si puรฒ indagare il presente e intravedere i possibili scenari del futuro, senza la geografia saremmo bussole smagnetizzate, senza le arti saremmo scimmie ammaestrate che si fanno dar ordini da un domatore di pulci e i suoi parenti lacchรจ davanti a quadri prodotti dall'IA e a suon di trap. 

La soluzione รจ un welfare assistenzialistico per ogni suddito con caratteristiche individuate da algoritmi elettorali n modo da far girare la microeconomia delle slot machine. 

L'importante รจ che tutti gli elettori, abbiano la pay TV o la play station (per i meno anziani) in modo da essere inoculati ogni giorno da flebo di Santa Imbecillitร . 


Ma tornando al nodo della questione... all’interno dell’Agenda 2030 stilata dall’ONU, l’obiettivo 4 mira a “fornire un’istruzione di qualitร , equa ed inclusiva, e opportunitร  di apprendimento per tutti”. Obiettivo che stona con le scelte politiche del governo Meloni, quello del Ministero dell’Istruzione e (in particolare) del Merito. Tant'รจ che lo Stato adesso finanzia le scuole paritarie (quest'anno erano 70 milioni in piรน) perchรฉ risparmia. Come? Dando 500 euro all’anno a studente, il resto lo paga la famiglia (anche il diploma), mentre ogni iscritto della Scuola Statale costa 6.000 euro l’anno (per ogni ordine e grado) e paga tutto lo Stato. Ma perchรฉ dobbiamo dare 620 milioni di euro alle scuole private? Sono soldi dei contribuenti tutti! 

Dai dai! Incazzatevi! รˆ cosรฌ quando uno si accorge che gli hanno messo le mani in tasca!

Ma dura un attimo e tutto ritorna come prima! 

Economia e politica si intrecciano per smantellare l’istruzione pubblica, quella che dovrebbe garantire una cittadinanza attiva con un cittadino meno "individuo" e piรน "persona", in grado di OPTARE,  di SCARTARE e di fare SCELTE CONSAPEVOLI, di capire il valore del VOTO politico e amministrativo. 

Se vogliamo ripartire non possiamo farlo che dalle urne (elettorali) altrimenti nelle urne ci faranno finire quello che crediamo sia il nostro libero arbitrio (urne cinerarie perรฒ...) 


- Ma prof!? Perchรฉ devo studiare? 

- ...per non essere in(o)culato figliolo. Sii oculato!

๐’๐œ๐ฎ๐ฌ๐š ๐ฌ๐ž ๐ญ๐ข ๐ข๐ง๐๐ฎ๐œ๐จ ๐š ๐๐ž๐๐ฎ๐ซ๐ซ๐ž

 


Scusa se ti induco a dedurre e non ti inietto Sapienza, capirai da grande che รจ una questione di metodo, un metodo etico che potrebbe sembrare immorale  dato che altri ti fanno imparare a memoria e sottolineare che รจ piรน facile e inutile, ma ricorda che l'uomo รจ animale e la sua legge naturale รจ l'etica, non i costrutti morali, quelli da imparare a memoria, quelli del Peccato Originale. Perchรฉ l'etica fa sรฌ che il lupo non sbrani il lupo, mentre la morale permette che l'uomo torturi, condanni a morte, dichiari guerre in nome di un Dio che รจ anch'esso un costrutto: l'Uomo ha creato Dio a sua immagine e somiglianza e Madre Natura lo guarda e sorride laconica per la sua peggiore opera. Natura รจ la mia unica fede, lo diventi anche la tua e converrai che non servono sovrastrutture, tantomeno intermediari per comprendere la bellezza dell'Infinito. Non fidarti di chi ti dice "sta scritto"! 

Dunque io ti conduco a dedurre, ma ti seguirรฒ passo passo nell'esperire finchรฉ anche tu non avrai le ali per spiccare il tuo volo, per accedere alla conoscenza della Veritร . Ad essa si giunge solo attraverso l'esperienza, non con la presunzione della nozione anche se essa a volte giova, oltre il puro esercizio. E giova nell'ars e nella prassi dove per ars definiamo qualsiasi forma di attivitร  dell'uomo come riprova o esaltazione del suo talento inventivo e della sua capacitร  espressiva, nella prassi definiamo l'attivitร  pratica che diviene presupposto o complemento di una ideologia, di un modo di vivere. 

Dunque dallo studio degli eventi passati, dall'ars e dalla prassi della storia tu potrai accedere alla piรน grande conoscenza dell'Uomo per poter sperimentare e e dunque accrescere le tue abilitร  e la tua Competenza. 

Ci saranno momenti in cui da padre benevolo diventerรฒ un odioso satrapo della dialettica, ma non scambiare la mia ironia per un'offesa, semplicemente voglio che impari a ridere dell'orrida nostra manchevolezze e mi aspetto che un giorno, da sopra le nuvole, tu voglia confutarmi e contraddirmi ironicamente dandomi del vecchio visionario, ecco allora avrรฒ raggiunto il mio scopo e ti passerรฒ le redini del carro del Sole.

martedรฌ 15 agosto 2023

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 ๐—˜๐—น๐—ฒ๐—ด๐—ถ๐—ฎ ๐—ฝ๐—ฒ๐—ฟ ๐—ฐ๐—ต๐—ถ ๐—ป๐—ผ๐—ป ๐—ฑ๐—ฎ๐—ป๐˜‡๐—ฎ


Giunge da lontano la musica d'estate

fra la rugiada fresca della sera, 

raccoglie l'eco madida dei prati

e dei germogli turgidi di linfa. 


Poco lontano danzano falene

e controluce nel nubilo festoso

sospeso fra lo spazio e il suono

scorre il mio tempo in sette ottavi


e viaggia la mia lontananza

come un rondone lungo l'altipiano

per poi increspare il mare e risalire

nelle correnti tiepide di sale. 


Ad ogni sbattere di ciglia una folata 

e odor di nicotina e muschio

e di licheni sulla mia pelle tesa

verso il ricordo dell'approdo


dove ancoro le speranze e il sogno

di poter volare ancora

sciogliendo i nodi

del non avere meta. 


                      



sabato 24 giugno 2023

A scuola

 A scuola.


La notazione sul pentagramma รจ quasi totalmente inutile ai fini delle competenze realmente utili per chi non farร  della musica un mestiere o intenderร  suonare, anche per diletto, uno strumento. Oggi i ragazzi all'esame di terza media firmano con lo stampatello maiuscolo... 

E perchรฉ dovrei accanirmi sulle note? Mi interessano i suoni! Non le note! Segni sulla carta! E che cosa c'entrano coi suoni? Poco! 

Per questo i non vedenti sono quasi tutti jazzisti.. e di alto livello! Sapete cosa vuol dire leggere la musica in Braille!!! Vivvaddio!!

E comunque quando vi hanno detto che sulle righe ci sono mi, sol, si, re e fa, non ve l'hanno detta tutta, non ve l'hanno raccontata giusta... chiedetelo ad un violista! (Non sto infierendo...) 


Piรน in generale, pedagogicamente, lavorando molto con i ragazzi speciali mi sono reso conto che spesso quando ci poniamo obiettivi minimi per seguire criteri di inclusione riduciamo in quantitร  la programmazione cosรฌ come l'abbiamo pensata in origine anche per tutta la classe, ma alla fine approfondiamo e svisceriamo argomenti piรน basilari facendo giungere tutti a livelli di competenza molto superiori non rischiando di "perdere pezzi" per strada...

Inutile produrre tutti i pezzi della nostra macchina se poi mancandone uno la macchina non va!!

Alla fine ridurre gli obiettivi significa poter usare piรน linguaggi e mediatori, creando ponti di cooperazione fra le diverse intelligenze  e gli stili cognitivi.

A proposito di mediatori...

Ma se hai un solo allievo senza un dito cosa fai?

Tutti coi flautini e lui (lo "sfigato") allo xilofono? Cosรฌ accentiamo l'h (handicap ndr per chi non รจ del settore).

No. Io rinuncio al flauto (non me ne vogliano i flautisti) anche perchรฉ... l'intonazione...

Tutti con gli xilofoni, metallofoni o altro? No! Perchรฉ ci sarร  quello senza nemmeno un arto! E il sordo? Cantiamo! E il muto? Magari potremmo usare tutti strumenti diversi e autoprodotti attivando progettualitร  interdisciplinari con tecnologia e arte...

Uno per tutti e tutti per uno!


Disse la vite al contadino: "fammi povera e di farรฒ ricco!" 

Fare poco e bene. Ce lo riconosceranno. 


Aggiungo che ridurre la quantitร  di informazioni, volendo ampliare il discorso pedagogico con una tecnologia didattica dispensativa, non รจ semplificare, ma al contrario concederci di approfondire maggiormente per "chi puรฒ" e di consolidare gli obiettivi minimi per "chi non puรฒ". I ragazzi sono BOMBARDATI da informazioni! Internet, i social, la TV.... gli strumenti che dobbiamo dare non sono note, dati, nozioni, sono suoni, emozioni, capacitร  di interpretarle perchรฉ di sofferenza si ride e si piange.L'emoticon ha appiattito tutto! L'emoticon รจ una nota! 

La faccia che ride con le lacrime dice tutto: ๐Ÿคฃ


Resta il timbro. 

L'altezza, la durata, l'intensitร  sono misurabili. 

Resta il timbro, la qualitร . 

Dobbiamo far passare la qualitร : devono avere un orecchio attento e capire se รจ un pianoforte o un'arpa, saper distinguere un timpano da una grancassa...un brano barocco... lo riconoscerร ? Non dico che debba riconoscere il basso continuo, ma il timbro del clavicembalo sarร  determinante... 

Il timbro รจ transmodale, non si descrive con alto o forte, lungo (udito) o bello, ma con aggettivi afferenti a tutti gli altri sensi.... dolce, aspro, ruvido, soffice, fastidioso, tagliente  (!).. 

Dobbiamo andare oltre le misure, oltre la docimologia e i numeri in genere, concentriamoci sul timbro, un timbro che รจ ciรฒ che noi aiutiamo a costruire perchรฉ ogni ragazzo puรฒ prendere 8, essere alto 180 cm, aver fatto il 15% di assenze etc. ma la sua qualitร , il suo timbro, รจ altra cosa, incommensurabile. Non altezza  non lunghezza, non intensitร . Non pentagramma. . Vibra la corda che รจ tesa e la sua cassa armonica, vibra la vernice e vibra il sentimento, ma oltre le misure c'รจ uno spettro composto da tante sinusoidi che si fotografa ma che varia di giorno in giorno, di ora in ora e fa muovere in risonanza l'emozione sinestetica della musica, ars e technรฉ, copula di tutte le divinitร , di ogni cultura. Perchรฉ le "Muse", perchรฉ la musica si chiama cosรฌ? Gesamtkunstwerk

nasce dalla musica... 

Ma Gesamtkunstwerk รจ la danza del funambolo della cittร  di Vacca Pezzata (Also spracht..) ed รจ la terza minore discendente delle ninnananne, e c'รจ nel canto del cucรบlo e nella terna pitagorica, armonia perfetta, e nel rettangolo aureo... 

E allora io parlo loro delle mie passioni: l'etologia, la pesca, l'elettronica, gli parlo delle mie meravigliose zucchine di Albenga e delle ore che passo ad estirpare erbacce...  Transmodalitร  per raccogliere diversi interessi: con le zucchine si possono fare trombe e flauti... ma chissenefrega! I ragazzi hanno bisogno di umanitร , di riconoscere nei prof. la loro veste "in borghese", solo cosรฌ risuoneranno, solo cosรฌ ci concederanno il loro canto, solo cosรฌ ascolteremo il loro timbro, la qualitร  del suono, ciรฒ che differenzia l'individuo (nota, altezza, durata e intensitร ) dalla persona (qualitร ). Perchรฉ la nostra maschera "per sonum"  la costruiamo noi, ognuno con il suo presente, dipingendo un multicolore spettrogramna fatto di meravigliose diversitร  sottese fra il nostro primo vagito e il nostro ultimo fiato.

domenica 28 maggio 2023

Ave o Maria

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Infinitamente bella รจ questa pergamena

che parla assieme a quelle macchie brune

come la pelle d'una donna ambrata

dai segni della vita, 


che risfodera le favole imparate,

narrate e rinnovate, 

accarezzate dai ricordi degli amanti,

con cadenze

lente lente. 


Diastemi dell'aratro della vita, 

solchi di pelle i bimbi, 

in ossequioso ascolto

di ciรฒ che non รจ detto.

sabato 25 febbraio 2023

Skender. Perchรฉ?

 

Mi sono diplomato in violino nel ’97. Stavo con Ingrid dalla fine del ’94 quando da Trieste giunse a Udine. Ospitata prima da una signora che l’aveva accolta in casa – ma che celava anche interessi personali dietro al gesto comunque generoso -, poi da un prete, che oltre a chiederle in cambio di pulirgli la canonica tentava di farsi spalmare fantomatici olii per il mal di schiena, Ingrid decise ad un certo punto di cambiare alloggio e di dividere l’appartamento con un nostro amico nigeriano, Dominic (al secolo Achoson Perfect Ikediala). Naturalmente ho sempre tenuto d’occhio la situazione perchรฉ per quanto mi fidassi era pur sempre un uomo. Ma l’ha sempre considerata come una sorella. Ora Dominic รจ in America, alla fine รจ partito senza salutare, ma gli vorremo sempre bene. Giovane, talentuosa violinista Ingrid aveva un passato molto duro alle spalle: figlia di Ferdinand Shllaku, fisarmonicista e tornitore scutarino, si portava sulle spalle la repressione, durata mezzo secolo, del regime di Enver Hoxha nei confronti della sua famiglia perchรฉ il nonno, diplomatico nell’immediato dopoguerra, fu perseguitato, arrestato e giustiziato con accuse mai chiarite. Ancora oggi la famiglia – tutta emigrata dall’Albania – ne reclama le ossa. Morto Hoxha, durante la reggenza di Ramiz Alรฌa ed al termine di quella che in Italia era la Scuola Media, le sottrassero il violino e la possibilitร  di proseguire gli studi musicali avviati all’etร  di 6 anni. Fu avvertita il primo giorno di scuola: “Ma come? Non sai che non puoi frequentare la scuola d’arte? Sai perchรฉ, no…?” Fondamentalmente era considerata anticomunista e per di piรน cattolica, per quanto “cattolico” possa essere un albanese cresciuto sotto il regime. Rimase a casa qualche giorno a disperarsi, poi cedette e dovette iniziare la scuola, una sorta di liceo scientifico in un’area di periferia di Scutari conosciuta come Kiras. Kiras era giร  allora un quartiere malfamato, Ingrid si trovรฒ unica cattolica dell’enorme classe di studenti. Tutto questo le consentรฌ di ricevere un’educazione ampia e non prettamente umanistica come al contrario sarebbe accaduto se avesse continuato con la scuola superiore musicale. A diciotto anni, dopo la maturitร , raggiunse la sorella, sposata in Italia con un suo concittadino che aveva ottenuto la possibilitร  di soggiorno grazie a lontane parentele italiane.

A Trieste, la diciottenne Ingrid, fresca degli studi liceali, si iscrisse ad un’altra scuola superiore italiana pur di ottenere il permesso di soggiorno, un liceo linguistico. Per l’ottenimento dei documenti fu aiutata da un padre Gesuita che viveva a Trieste, che seguรฌ le pratiche. Padre Mariotti, scomparso da un decennio, fu un personaggio molto importante, diede una svolta radicale alla vita della giovane. A 18 anni dunque frequentava nuovamente un liceo con i quattordicenni, faceva le pulizie in alcuni appartamenti per contribuire all’affitto della sorella e cercare di mantenersi. Ma il suo “chiodo fisso” era il violino che, essendo “di stato” le era stato strappato assieme al suo futuro. Prese il coraggio di rivolgersi ad una scuola privata individuata vicino a casa, a Trieste. Le prestarono un violino, non le fecero pagare la retta e cosรฌ ricominciรฒ dopo 5 anni (Esistono ancora persone di cuore). Nell’arco di un anno e mezzo diede tutti gli esami basilari e complementari (non venivano riconosciuti gli studi albanesi) lavorando e studiando, stupendo i docenti e chiunque incontrasse per la determinazione e l’incommensurabile talento. Un altro religioso che poi รจ diventato un mio carissimo amico e che purtroppo ci ha lasciato, Padre Silvio Bellotto, rappresentรฒ un altro importante tassello: le fece prima provare alcuni strumenti dunque gliene procurรฒ uno, da restaurare, che Ingrid suona tutt’oggi e che molti violinisti si sono offerti di pagare decine di migliaia di euro, ma non si vende un pezzo di cuore! Fra mille peripezie e tanta voglia di fare giunse ad Udine dove ci conoscemmo, io diplomando al Conservatorio, lei neoiscritta. La prima frase che imparai in albanese fu “Te ha”: ti mangio. Era il giorno di S.Valentino dell’anno 1995. Il dieci febbraio c’era stato il primo scambio affettuoso, il 20 febbraio del 1999 ci sposammo in Comune, il 3 luglio del 2003 in Chiesa con il rito cattolico seppur io sia cattolico per modo di dire…. L’Albania mi entrรฒ sotto pelle fra il ’97 ed il ’98, gli anni dei disordini che io chiamo “guerra civile”, che la ridussero a brandelli per anni e che lentamente si sta riprendendo nonostante la gente faccia fatica a vivere con ciรฒ che puรฒ guadagnare onestamente: oggi molti vengono mantenuti dalle rimesse dei parenti emigrati. Nel ‘96 mio suocero venne in Italia con un visto di lavoro, ma pur di stare qualche giorno vicino alle figlie -che non vedeva da anni- sforรฒ i giorni di permesso. Nel frattempo, a maggio del ’97 i disordini raggiunsero Scutari e lui ebbe a rientrare furiosamente in Albania prendendo un traghetto da Trieste: a casa, fra le bombe, c’erano la moglie, la suocera e il figlio piccolo Armando. Con questa repentina uscita dall’Italia non ebbe il tempo di ritornare a Bari dove non gli avrebbero mai controllato i documenti alla frontiera, cosรฌ si “beccรฒ” un’espulsione che lo fece soffrire come una condanna ingiusta per il peggior reato. Cercavamo di tenerci in contatto, non avevano il telefono e riuscivamo sรฌ e no a prendere la linea dalla cabina una volta alla settimana con costi esorbitanti, il piรน delle volte le tessere da 10.000 lire si esaurivano senza nemmeno poter parlare per errori di linea. Dovevamo chiamare i vicini di casa. Riattaccare ed attendere l’arrivo dei suoi. Ritentare a chiamare. Spesso senza risultati. E sentivamo al telegiornale ogni giorno di morti e di attentati…Fra il ’97 ed il ’98 facevo il servizio civile presso la Caritas e lavoravo con Ingrid. Avevamo deciso di vivere assieme, grazie alla dispensa della Caritas dalle notti in comunitร  assieme agli altri obiettori di coscienza, avevamo affittato una casetta umilissima e gestivamo un circolo privato culturale, ma per finanziarci facevamo un po’ di tutto, in particolare cucinavamo e ci eravamo creati una bella cerchia di soci/amici… mangioni! Prezzi popolarissimi e piatti balcanici (oltre alle serate di cucina messicana, alle paelle ed altre specialitร !). Al mattino prestavo il mio servizio civile presso gli uffici Caritas come furiere dei 20 obiettori, al pomeriggio servizi sociali: per anziani, matti e malati di AIDS, nel Bronx della mia cittร , si faceva la spesa, gli si fissava gli appuntamenti all’ospedale, al SERT o al CSM (Centro Salute Mentale) o si passava con loro semplicemente qualche ora per mitigare l’affanno della vita. Non mi consentirono mai di lavorare all’ufficio emergenze cui si rivolgevano molti albanesi: “conflitto di interessi” mi dicevano, sapendo che avevo la fidanzata albanese e temendo che potessi abusare dell’ufficio con la scusa che “ero troppo emotivo”, che mi lasciavo coinvolgere troppo dalle povertร , dalle emozioni. Ad ogni modo quando cominciarono a giungere i Kosovari dai confini della Slovenia, mi “riabilitarono” per il mio albanese seppur ancora maccheronico, avrei dovuto spiarli e riportare i loro discorsi alla questura, ma diedi un grande aiuto ai Kosovari in fuga invece… non seppero mai tutto di cosa mi dicevano… รจ certo meglio cosรฌ. La sera al termine del servizio ricominciavo con il Circolo e terminavamo attorno alle 2 o 3 del mattino. Ingrid si addormentava letteralmente in piedi in cucina: faceva le pulizie in un pub al mattino, poi passava la giornata a studiare violino in Conservatorio e quindi… era normale fosse stanca! Io sopravvivevo, ma รจ stato un anno durissimo in cui cominciรฒ a rivelasi in me anche una malattia che continua ad accompagnarmi come un vecchio cane troppo stanco per morire. Avevo preparato i documenti per ottenere il visto di studio per mio cognato che compiva 18 anni e che in Albania rischiava di finire arruolato, giunse il periodo della mia licenza “ordinaria” e lo iscrivemmo ad un corso di parrucchiere (sborsando 3 milioni di lire, tutto quello che avevamo in parte). Io richiesi alle autoritร  il permesso per espatriare (cosa quasi impensabile durante la leva) per andare in Albania, recuperare il diciottenne, e tornare. Me lo concesse un maresciallo cui in cambio promisi una bottiglia di Cognac Skenderbeg. Partimmo da Trieste in traghetto. 25 ore di mare. 25 ore di speranze. 25 ore di ricordi e lacrime di Ingrid. 25 ore di domande per le quali solo oggi ho delle risposte… e non per tutte! Sbarcammo al porto di Durazzo dove nugoli di zingarelli ci chiedevano soldi. Io portavo uno zaino da montagna con scatolame e alimentari in polvere, una smerigliatrice per mio suocero, una pentola a pressione, e Dio solo sa cos’altro perchรฉ pesava piรน di 40 kg. I poliziotti vedendo il passaporto italiano mi chiesero soldi, ma fuggii letteralmente perchรฉ portavo nel portafogli 800.000 lire che i miei genitori mi avevano regalato per la famiglia di Ingrid. Temevo mi rubassero tutto. Andรฒ bene. Il padre di Ingrid doveva aspettarci al porto, ma passammo oltre un’ora ad aspettare fra sibili di pallottole e mercedes impazzite guidate da bambini zingari e montanari dall’aspetto orribile. Non v’era che terra battuta e polvere. Paura. Abbandono. Tutti portavano a tracolla un Kalash e tutti sparavano raffiche in aria. Esplosioni qua e lร , sordi boati. Ancora polvere e vetri rotti. Poi vedemmo lontano, dietro una ringhiera Ferdinand che ci chiamava. Non eravamo usciti dal porto, ma non lo sapevamo: superato il cancello e vedendo il via vai delle macchine, eravamo convinti di esserne fuori! Alla fine riuscimmo a ricongiungerci a mio suocero e partimmo sulla sua Talbot Horizon sgangherata. Avevano ucciso un uomo, durante quell’attesa a pochi metri da noi. Ma sembrava far parte di quella scenografia. Ferdinand era pallido, bianco. Temeva il viaggio. Bucammo tre o quattro volte i pneumatici ricoperti chissร  quante volte perchรฉ l’asfalto era praticamente impraticabile senza una mercedes o un fuoristrada, per fortuna c’era un improvvisato gommista quasi ogni chilometro. Ma Scutari era molto lontana a 30 km di media. Ci mettemmo quasi 7 ore con il terrore di transitare, all’imbrunire, per Torovica, una zona malfamata dove al passaggio dei veicoli le donne gettavano dalla montagna massi al fine di colpire i veicoli, fermarli e far sรฌ che gli uomini a valle potessero depredarli. Un incubo che ci portรฒ fino a Scutari. Incolumi. Ma gravemente feriti, dentro. Entrare in quella cittร  mi fece capire il valore della vita, potevo essere morto invece stavo nascendo di nuovo senza morire. Mi sentivo finalmente a casa e Shkodra รจ diventata per me la mia seconda cittร  natale. Sono passati tanti anni da quel ‘98, riuscimmo a fare venire in Italia anche i miei suoceri circa un anno dopo e ora Ingrid non ha piรน parenti stretti nella Terra delle Aquile dove io perรฒ ho lavorato per diversi anni, fino al ‘99 per progetti di promozione turistica attraverso la musica e l’educazione musicale.

๐—Ÿ๐—ฎ ๐— ๐—ฎ๐—ฒ๐˜€๐˜๐—ฟ๐—ฎ

 ๐—Ÿ๐—ฎ ๐— ๐—ฎ๐—ฒ๐˜€๐˜๐—ฟ๐—ฎ


La Maestra era una signora buona, timida, riservata, dai modi gentili con gli adulti, con noi giustamente severa, anche se non lasciรฒ un bel ricordo a tutti. Forse a volte non riusciva a non portare a scuola la fatica della vita: un passato recente che si era concluso con la morte del marito di cui sentivo parlare i grandi, senza mezzi termini.

Le mattinate erano grigie.

A Udine le mattinate sono grigie da ottobre primavera, “piove anche quando nevica” recita una canzone di tre cantautori locali, e in primavera e buona parte dell’estate pioveva perlomeno prima dei cambiamenti climatici che ora ci regalano stagioni torride e polvere; un tempo la nebbia e l’umiditร  erano una costante quindi la scuola era grigia, i suoi contorni pesanti come pennellate di Cezanne, indefinite come certi leitmotiv wagneriani ma sognanti come le armonie disattese di Debussy.

Ma a livello visivo era tutto grigio, le mattinate autunnali e invernali, i muri vecchi, le porte consumate alte quasi fino al soffitto, grigia la palestra oltre il cortile e la brina che ne ricopriva i vecchi coppi ricoperti da timidi muschi e licheni.

Grigio tutto, freddo  quasi sempre, fino a marzo-aprile, quando gli alberi di Giuda fiori vano le loro cortecce nere, e i tigli del giardino della scuola si vestivano di grandi foglie verde intenso e nidi. Dai finestroni delle aule correva il mio sguardo dentro quelle chiome e a volte vi scorgevo la mia amata gazza ladra che al mattino mi accompagnava a scuola e mi aspettava lรฌ, a volte sul davanzale, per sollevare lo stupore dei compagni che invidiavano il mio lato contadino e la mia grande casa mentre molti di loro vivevano in condomini o in villette a schiera con solo qualche metro di giardino. Ed era allora che la maestra dismetteva la pelliccia di visone che doveva aver comprato alla morte del marito anche se la sua eleganza restava classica e impeccabile, il pantalone cadente sempre stiratissimo, il golf di lana e il mocassino elegante con la fibbietta d’ottone, pure in palestra!

Un anno la Maestra volle portarci a casa mia dove i miei compagni poterono respirare un po’ della mia vita, far scorrere il grano macinato fra le dita e lasciarlo scivolare nelle mangiatoie dei miei animaletti: la capra Michela con il piccolo Jerry, le gallinelle "americane" che americane non erano affatto, anatre d'ogni specie ed i conigli con le loro cucciolate. 

Non c'era ancora Susy, la mia cagnolina, che divenne poi, dalle medie fino al matrimonio, la mia migliore amica e migliore balia degli anatroccoli che nascevano nell’ incubatrice elettrica, costruita con le lampadine. 

La maestra era buona, ma era caustica alle domande dei bambini sul destino di quegli animaletti, io la appoggiavo sostenendo le sue tesi quasi calviniste sulla predestinazione del coniglio “da carne”, e lei cercava di mitigare le fredde risposte mascherandole con un sorriso stentato, artificiale, quasi doloroso, che parlava di destino, di ordine delle cose, di ritualitร  e sacrificio, di necessitร . Ed รจ lรฌ che conobbi la resilienza anche se non capivo il perchรฉ c’era qualcosa in lei che andava ben oltre il recente passato, il matrimonio forse difficile, la vedovanza.

E la Maestra veniva spesso a casa mia, conobbe bene i miei genitori al punto di avviare con la mia famiglia un rapporto di amicizia. Mi aveva insegnato a scrivere e a leggere e tollerava la mia distrazione a scuola, quando invece di seguire la lezione leggevo tenendo il libro sotto al banco pagine di Calvino e di Guareschi anche se poi, mi riprendeva facendomi fare delle terribili figuracce davanti ai compagni. Ricordo che un giorno mi chiese quanto stava spiegando “Alessandro! Chi era dunque Ottone?” e io colto di sorpresa risposi “il re degli Ottomani”. Fra le risate generali capii che Don Camillo e Peppone avrebbero dovuto aspettarmi nella mia cameretta dove si aggiunsero perรฒ presto i cari libri che lei mi regalava di tanto in tanto quando veniva a visitarci: le avventure nei romanzi del veterinario James Herriot e l’umorismo paradossale e surreale di Achille Campanile e sono solo alcuni esempi di cosa mi avvicinรฒ all’amore per la letteratura e poi per la poesia… perchรฉ ancora oggi รจ “La pioggia nel pineto” a muovere molte delle mie corde o sono “I Gabbiani” di Cardarelli a incuriosirmi nella ricerca dei nidi nonostante “il mio destino sia vivere balenando in burrasca”.

I giorni passavano e pure le stagioni il cui ciclo aveva una precisa partenza: settembre. Ma mai un abbraccio ci accoglieva, forse qualche carezza sul capo e tutti in fila, come militari, ci disponevano a prendere la pastiglietta di fluoro che le signore dell'Ufficio Igiene e Profilassi consegnavano alla scuola dopo averci fatto l'annuale ramanzina sull'opportunitร  di lavare bene i denti. La pastiglietta era terribile, non per il sapore in sรฉ, ma a me creava una salivazione eccessiva e dunque una nausea che perdurava sempre fino a ricreazione. 

All'eucarestia del fluoro seguiva la preghierina del mattino e poi via con la lezione fino a quel fatidico mezzogiorno e mezzo quando il bidello suonava la campanella. La tradizione voleva che in alcune occasioni liturgiche ci portassero pure in chiesa, che sorgeva nella sua bruttezza architettonica a pochi metri dalla scuola, chiesa che comunque frequentavo per recarmi a dottrina e ricevere i sacramenti.

Cosรฌ la scuola era parte del processo educativo come lo era la chiesa e le due cose si toccavano: la signora dell’Ufficio Profilassi veniva ad iniettarci i vaccini, il parroco ci iniettava il senso di colpa e nutriva la sua brama dei racconti di bambini e bambine che scoprivano la loro sessualitร  nel segreto del confessionale.

Al tempo la scuola era certamente piรน nozionistica quindi si studiavano le regioni italiane, i capoluoghi di Provincia e si guardavano le mappe coloratissime in cui i simbolini raccontavano il sistema produttivo: dalla mais del Friuli alla Fiat di Torino, dalla polenta veneta al cannolo siciliano, e la storia completava il suo ciclo partendo dai dinosauri e giungendo fino a Moro, assassinato pochi anni prima. 

E fu cosรฌ che in quinta la maestra affrontรฒ i temi del socialismo reale e dall'altra parte del nazional socialismo. Conoscevo il fascismo dai racconti di famiglia, mio nonno materno era stato un partigiano come i suoi fratelli, conoscevo l'orrore della guerra fratricida e la devastazione che aveva portato perchรฉ mio padre bambino l'aveva vissuta e la povertร  che aveva scatenato portรฒ lui e suo fratello in convento per molti anni, fatti che segnano profondamente il profilo d'uomo che oggi porto, la persona che sono ovvero la maschera che ho costruito per definire il timbro dei miei pensieri e le mie recite in mezzo agli altri individui a loro volta persone, maschere diverse. 

Conoscevo dunque in parte il fascismo o meglio i suoi effetti e giร  mi andava in odio la prepotenza della guerra tanto che non giocai quasi mai coi soldatini e scelsi poi l'obiezione di coscienza e l’anno di servizio civile.

Ma quando la maestra ci parlรฒ del comunismo subito mi resi conto delle affinitร  fra l'ideologia e il cristianesimo originario, quello degli Atti degli Apostoli, quello che aveva quel sapore utopico che รจ il sale di chi vuole vivere da protagonista e ben sa che il bene รจ un’emanazione dall’Uno, un Uno irraggiungibile, non sta nelle scatole delle categorie di Aristotele tanto care alla Chiesa e alle sue gerarchie. Avevo visto qualcosa come Saulo sulla via di Damasco. Alzai la mano e dissi: "ma Signora Maestra, in pratica รจ quello che dice Gesรน!"

Divenne rosso fuoco, poi pallida e un pรฒ balbuziente, con la sua pelle ormai stanca e le labbra fine ballettรฒ che non avevo capito niente, col sorriso sorriso stentato, quasi dolorosamente arrabbiato, incapace di proseguire. 

Poi credo, e anche in fretta, ebbe a perdonarmi come si perdona a un gattino un graffio per gioco o un piccolo morso. In fondo avevo 10 anni. 

Avevo sempre saputo che era di Fiume, che era istriana, ma se la memoria dei lager e della Shoah oramai cominciava a essere una necessitร , nessuno parlava delle Foibe e gli esodati avevano, ma forse hanno ancora oggi, una vergogna strana che li ha silenziati in un silenzio assurdo, ma รจ un silenzio urlante, sconvolgente, straziante che tortura chi ha empatia e deve massacrare i protagonisti le cui ferite si riaprono ogni volta che se ne parla. La resilienza. Il passato, quello che scalfisce, quello che da bambini ci imprigiona come bonsai in scheletri di rame che ci modellano e piegano alla volontร  di orribile giardiniere, tutto tranne che Zen.

Qualche anno fa, passato il mezzo del cammin di nostra vita, mi infornai e trovai il nome della Maestra in un documento online ed ecco ancora la sua voce, stavolta aperta e sincera, volta ad un pubblico adulto, non ai suoi bambini, e immagino la sua voce ormai serena:

 “Venuti via da Fiume nel 1948, ci siamo fermati al Silos di Trieste, esperienza traumatica, lร  non c’era neanche la corrente elettrica, dovevamo dormire sul pavimento perchรฉ le brande erano finite poi ci hanno mandato al Centro smistamento profughi di Udine e di lรฌ al Campo profughi di Lucca, dove si stava proprio male; siamo finiti in Piemonte, dove non ci davano la residenza perchรฉ l’Amministrazione comunale era comunista” e ancora nel medesimo articolo: "Schivi e riservati, gli istriani parlano poco delle peripezie dei loro genitori, nonni e delle violenze titine¹".

Certi dolori non si placano con le fioriture degli alberi di Giuda, con lo scorrere dell'acqua primaverile sui nostri impermeabili costrutti, non con idee nuove che scaldino il gelo dei cuori. La guerra e l’orrore continuano, รจ la maledizione dell’uomo. Forse insegnare ai bambini il passato puรฒ aiutarci a rivivere il nostro vissuto sotto punti di vista che non avevamo. Mentre scrivo queste parole penso al mio essere bambino in modo clinico per rivivere da grande ciรฒ che mi sono perso dentro agli schiaffi e alle carezze dell'infanzia e a ogni mio insegnante dico grazie, anche se quella scuola era vecchia, basata su regi decreti e poco democratica nonostante negli anni settanta le rivoluzioni sociali avessero dato un grande contributo al rinnovamento di tutti gli apparati statali. 

Le Foibe furono di fatto una vendetta alle atrocitร  naziste e fasciste, gli esodati furono accolti da un'Italia matrigna che urlava loro "fascisti!".

So per certo che la Maestra non era fascista, mi lasciava leggere Guareschi e quel Campanile che il fascismo lo aveva rigettato, una Maestra che ci leggeva un Ungaretti fascista ma il cui fascismo non trapela dalle sue liriche, D’Annuzio? Certo D’Annunzio era un esteta che inventรฒ il saluto fascista ma forse fascista non fu mai, come leggere il fascismo fra le tamerici madide di pioggia? Forse se non fosse volato su Fiume. Forse.

Tutto questo mi ha reso libero di leggere in seguito Eco come Moravia o la Morante restando profondamente antifascista. E di questo vado fiero.

๐—•๐—ถ๐—ป๐—ฎ๐—ฟ๐—ถ

 ๐—•๐—ถ๐—ป๐—ฎ๐—ฟ๐—ถ


Sono tornati gli aironi 

sui condomini grigi, 

sopra i depuratori

che sfangano. 


Attraversano spazi, 

interludi, diastemi, stagioni

per rifare il nido 

sui rami dell'Ontano 


e piove, come le tue parole, 

il desiderio di vita 

mentre fioca la luce del giorno

e riporta il suono lontano d'un treno 

la sua monodia ostinata sulle traverse, 

sulle nostre vite appaiate

che planano lente le primavere. 



sabato 4 febbraio 2023

D'inedia

๐——'๐—ถ๐—ป๐—ฒ๐—ฑ๐—ถ๐—ฎ

Gelido รจ il ritmo

dell'assolato meriggio,

qui

non si respira

e colo

d'inedia appeso

catramosi pensieri. 

                            Per Sonum, 2009






Buon Natale a chi non crede

๐—•๐˜‚๐—ผ๐—ป ๐—ก๐—ฎ๐˜๐—ฎ๐—น๐—ฒ ๐—ฎ ๐—ฐ๐—ต๐—ถ ๐—ป๐—ผ๐—ป ๐—ฐ๐—ฟ๐—ฒ๐—ฑ๐—ฒ (divertissement) 

Buon Natale a chi non crede
che la guerra porti pace
chรจ le armi ed i cannoni
sono un business da milioni

Buon Natale ai bambini
alla fata dei dentini
alle mamme ed ai papร 
che preparano le strenne

ad i gatti innamorati
che festeggian con le renne
sopra i tetti delle case
fra le tende dei villaggi

fra periferie d'amianto
fra favelas di lamiere
fra foreste di cemento
sopra oceani di menzogne

Buon Natale a chi non crede
di poter aver ragione
a discapito degli altri
senza mai pagar pigione

d'una casa ormai distrutta
dal calore del petrolio
senza alberi nรฉ erba
senza vasi sui balcone

con appese alle pareti
solo pagine d'inchiostro
che non ti restituisce
la realtร  di questo mostro

Sรฌ perchรฉ non siamo altro
ed un giorno solo all'anno
rifugiamo nel Natale
e ci facciamo piccolini

dentro false mangiatoie
con lucine, con santini
con la stella nuova a led
e le belle statuine

Buon Natale a chi non crede
che rinasca oggi Gesรน
l'anno ucciso sulla croce
no, non torna proprio piรน

perchรฉ tutto il pentimento
รจ un gioco di promesse
fatto apposta per lavare
le coscienze compromesse

Buon Natale a chi ha la fede
ma non crede negli dei
stringe in mano una preghiera
che non volge verso il cielo

ma che giunge dove il gelo
spacca i sassi in fondo al cuore
e vi semina speranza
e la forza dell'osare

Buon Natale anche a chi crede
negli ammortizzatori
nelle chiese, negli aiuti, 
negli scivoli precoci, 

Buon Natale a chi non vede
Buon Natale a chi non sente
Buon Natale a chi si regge
col supporto del bastone

Buon Natale a quello scemo 
dentro la televisione
Buon Natale a Don Camillo
che parlava al crocifisso

Buon Natale alla vecchietta
che cucina stoccafisso
per la cena ai nipotini... 
mangeranno sofficini

chรฉ le cose d'una volta
se le mangino i nonnetti
che si mangino il Natale! 
Tanto poi che cosa vale? 

Buon Natale a chi non crede
che potremmo migliorare
ma guardandosi d'intorno
continuerร  a lottare.

Un anno

๐—จ๐—ป ๐—ฎ๐—ป๐—ป๐—ผ

Solo, con l'aria mesta, chi ricorda
insegue i lineamenenti ed i profili
fatti di ombre, di lapidi infossate,
di operai cimiteriali accartocciati
retti da un manico di pala,
il volto acceso d'alcol e dal lumino
di brevi soste, fatte di sigarette.

Ma tutto sembra avere una regia
anche nel freddo di questo cimitero:
a un anno dalla morte ancora sento
la voce viva,

resta nei segni, rimane nel ricordo,
negli urletti festosi dei bambini,
su pellicole improbabili e nei bar,
chรฉ del passato nulla si distrugge.

Ti porgo il mio saluto come a un vivo
chรฉ giunga alla tua gente il mio sorriso,
giunga a te, in qualsiasi paradiso.

                                            Per sonum, 2013

Il libro

๐—œ๐—น ๐—น๐—ถ๐—ฏ๐—ฟ๐—ผ

Il buio ritorna la sua voce
come rimando al capitolo giร  letto
e cerco nel calore un po' di vita
anche se appare muto questo embrione
prefazione, epilogo e riassunto,
che esaurisce la curiositร 
come il sorso ultimo del tรจ.

Le palpebre socchiuse, 
flash back di cartapesta
policroma, ma stinta,
spegne quest'ostinata luce
che ci divide in abat jour diverse
protese, come noi ai soffitti,
riflessi dei nostri comodini.

Piego la pagina, solo segnalibro, 
giorno per giorno gelosamente chiuso
a scrigno di segreti consumati
nell'intimo scaldare notti diafane
che cristallizzano il ricordo d'un proposito
esalato in osmosi dalla pelle.

Ho sempre un po' invidiato chi
affronta libri senza copertina
senza considerare se manca qualche pagina.
Vorrei poterla amare un po' cosi,
senza considerare eventuali lieto fine
e senza leggere le note dell'autore
perchรฉ รจ nostro e lo scriviamo un poco al giorno

e poi la sera ce lo raccontiamo.

                          Per Sonum, 2021

Pramvere

๐—ฃ๐—ฟ๐—ฎ๐—บ๐˜ƒ๐—ฒ๐—ฟรซ

Fredda
per costruire il nido
sotto tegole ammuffite, 
piovosa e spenta
nell'imbroglio dei germogli
nell'alba umida, 
nei canti della bora.

Eppure freme
sotto il marciume della torba
il solletico di vita
e, all'apice verdognolo di gemma,
il merlo tesse le sue lodi
accartocciate nelle ombre.

Ci sei ancora
sopita nella brina ragnatela,
e scricchia il nuovo giorno
con le efelidi che il sole ti ravviva
di pratoline e biondi crochi.

Si gonfia il verde muschio,
che becchettato,
sfodera il suo manto
di funghi e d'erba matta,
primo fuscello
per tessere l'asilo ai tuoi neonati

ancora lividi,
ma presto rallegrati giorni
come la carne bianca
che passa al bel vermiglio
rosa impudico
di esser nata nuda. 

                      Per sonum, 2013

Folia

Folia

Com'รจ diverso il suono qui, dalla platea.
Cosรฌ la foglia, in sole penninervie,
della foresta ascolta il verbero autunnale.

                                          Per sonum, 2013

Le sfumature del colore rosso

๐—Ÿ๐—ฒ ๐˜€๐—ณ๐˜‚๐—บ๐—ฎ๐˜๐˜‚๐—ฟ๐—ฒ ๐—ฑ๐—ฒ๐—น ๐—ฐ๐—ผ๐—น๐—ผ๐—ฟ๐—ฒ ๐—ฟ๐—ผ๐˜€๐˜€๐—ผ

Non รจ cambiato nulla eppure
 non ti riconosco
docile amara terra 
all'incrocio fra i due fiumi.

Sul colle prima sventolava una bandiera
lacera e rossa come il sacrificio, 
piรน sotto le tue donne indaffarate 
ad ammassare le cassette del mercato 
polveroso e unto ed i bambini zingari in disparte
succhiavano le ossa del bollito.

รˆ il technicolor forse che ti ha smunta
lasciando il rosso alle lattine della cola
e ai pochi tavolini scombinati
sopra i marciapiedi esplosi
ove si parla ancora della dittatura quando,
tutti gli schiavi erano felici allo stesso modo
e liete le serate nei giardini a distillare il giorno. 

Vibrava il sottopelle se giungeva da lontano
una stonata rima di quel "Celentano"
e sognavamo una libertร  che consentisse almeno
di cambiare aria, di poter scendere a Tirana, 
senza render conto se andavi al lago o al mare a chicchessia. 

Ora le abbiamo le lattine in alluminio,
l''talia in casa,
le partite in digitale, 
la connessione per parlare con l'America e i parenti, 
sfuggiti ai tempi duri e piรน tornati
con quell'accento strano
quando li chiamavamo dall'ufficio della posta
solo pel Bajram. 

Non ci era consentito di pensare prima
quando passava la guardia
e lo spione ci sciupava le serate
appoggiato al bordo del biliardo
quello di Stato dentro al bar di Stato, 
ma pensavamo eccome! 

Ora cantiamo liberi e felici i nostri vecchi inni popolari
di cui non ricordiamo le parole 
e resta solo vaga 
la stanca melodia, priva d'accenti. 

Il vuoto rende tutto uguale. 

Nรฉ si lotta nรฉ si deve masticare,
in questo tanto agognato mondo
chรฉ รจ Bajram ogni giorno,
ma mai รช festa.

                             Shkoder 05/03/2007

                                                 

รˆ un intarsio

๐—จ๐—ป ๐—ถ๐—ป๐˜๐—ฎ๐—ฟ๐˜€๐—ถ๐—ผ

รˆ un intarsio, un mosaico di luci
la tua pelle cui giunge il riflesso
del mio mare, di taglio, che imbruna
il lotto gotico delle calli,

ma sprofondo in melmose barene
al pensiero d'un altro distacco,
noi basilica col battistero
equilibrio impeccabile e sacro.

Le candele, le lampade ad olio,
il profumo d'incenso e il salmastro
ci inondano.

La tua voce si aggrappa alla mia
in un canto monodico lento
e risana il dolore,

fino al prossimo incontro.

                      Per Sonum, 2013

Gaza 2012

Gaza ๐Ÿ๐ŸŽ๐Ÿ๐Ÿ

Il silenzio assorda
sillabe tronche
fra le macerie.

Respiro appieno
questa polvere di morte, 
in ogni alveolo
รจ putrescenza

e riprendo il passo
sincopato
di chi non ha piรน niente chรฉ il terrore, 
affogato, 
di guardare

                     Per Sonum, Manzano 2012

Ars Nova

๐—”๐—ฟ๐˜€ ๐—ก๐—ผ๐˜ƒ๐—ฎ

Parole appese alla rinfusa
si aggrovigliano ai diastemi scoloriti:
รจ il gesto della nonna che rincorre
con una mano una molletta
con l'altra dirige
l'orchestra delle foglie

i piccoli si tuffano nel vento colorato
di ombre morte e odor di funghi, 
contrappunti d'organa
in severe quarte parallele, 
e trรญtoni sensuali vibrati alla minugia.

Sull'Amen gregoriano della bora
รจ un melisma il gioco delle voci
i risolini stanchi, le "gate gate" sui pancini
e intingolo d'inchiostro la mia penna
per una nuova pergamena
che sa di matricali e frottole fiamminghe 

in alterchi stanchi e omoritmรฌe mi poso
 e prego
un Dio plagale
che dia certezze 
senza intermediari e media

come la gioia un tuffo
nell'ultimo fieno 
prima dell'inverno.

                             Per Sonum, 2021

Un bacio

๐—จ๐—ป ๐—ฏ๐—ฎ๐—ฐ๐—ถ๐—ผ

L'ouverture degli sguardi
- senza il ciarpame delle parole -
รจ esplosa in grovigli di pelli ambrate
in liquide e sorde carezze. 

Profuma d'oblio 
un po' d'amore rubato e
solletica verbosi i pensieri
e solo

il timbro dell'ancia
riassume tanti presagi
in pochi respiri.

                           Per sonum, 2022

Oltre quel confine

๐—ข๐—น๐˜๐—ฟ๐—ฒ ๐—พ๐˜‚๐—ฒ๐—น ๐—ฐ๐—ผ๐—ป๐—ณ๐—ถ๐—ป๐—ฒ

Attento! Ancora appare
nel verde militare lento
sgorgare un rivolo:
albori che si allungano in un soffio
sul crinal d'oriente
a valle cristalline stillano

sipide d'erba e di licheni,
vermiglie gocce,
rosari rubri su dirupi e cime,
corone sparse, gallerie riarse,
dalla mia Carnia fino al tuo Altipiano
che ingoia piano
il sangue a grumi,
la neve bianca e il muschio, la bandiera

e m'accompagna fino a sera
flemmatica parola, occhi lontani,
le dita rattrappite dai geloni,
le braghe blu della cartiera
il tuo racconto di quelle doline,
dell'arco delle Giulie
frontiere e fronte.. 
e dire 

che trovi pace ora,
oltre confine.

                                   Per Sonum, 2008

                           in morte di Mario Rigoni Stern

Adriatico Orientale

๐—”๐—ฑ๐—ฟ๐—ถ๐—ฎ๐˜๐—ถ๐—ฐ๐—ผ ๐—ข๐—ฟ๐—ถ๐—ฒ๐—ป๐˜๐—ฎ๐—น๐—ฒ

Sbatte, come sul frangiflutti,
l'onda dell'ultimo distacco
e resto, appeso al molo terzo,
mentre la retina riflette e mi confonde
le immagini fugaci dell'imbarco.

Sono solo, come le scialuppe,
eppure siamo in tanti in questo mare

seguo il profilo delle Cornadi lontane,
ne corro i lineamenti con le dita,
tocco la bocca di Cataro e la varco,
sento la lingua calda dei suoi monasteri
e scendo ancora a Santo Stefano ed Ulqin
per ritrovarmi sulla foce della Buna
a risalirla inseminando l'acqua 
che mi confonde con la sua dolcezza
e ritrascina, salmastro, ancora a valle,
quasi un rifiuto 
che mi fa tornare.

                       Per Sonum 2008

Saranda

๐—™๐—ฟ๐—ฎ ๐˜๐—ผ๐—ฟ๐˜๐˜‚๐—ฟ๐—ฎ๐˜๐—ฒ ๐—ณ๐—ฟ๐—ผ๐—ป๐—ฑ๐—ฒ (๐—ฆ๐—ฎ๐—ฟ๐—ฎ๐—ป๐—ฑ๐—ฎ)

Dov'รจ l'allodola e la cincia
s''intrecciano coi vimini i pensieri
di noi, senza corazze o maschere,
fra le romanitร  e l'oriente, 
rovine greche e pescatori.

Si mescola
nel nostro ditirambo,
la danza, unita al canto,
il seno prosperoso e poi..
dormirti affianco.

Ma il vento รจ solo un'illusione,
e lotterรฒ per quell'odor di menta
e d'anice disciolto nel mattino,
per il pastello dei tramonti
disteso a pennellate sopra Otranto,

un solo fotogramma dei tuoi occhi
non si ostenta,
si cela gelosamente al buio, 
da accarezzare quando c'รจ scirocco

dov'รจ l'allodola e la cincia
รจ il loro Vespro
disteso
in contrappunto. 

                           Per Sonum, Ksamil 10/06/2007

Make up

๐— ๐—ฎ๐—ธ๐—ฒ ๐˜‚๐—ฝ

In mancanza dell'olio di noce
ungerรฒ di lino i tuoi sguardi,
i cinabri delle sfumature
giungeranno al carbone
di ossi di pesca, 
di carta bruciata,
di salice e betula pendula.

Cosi il verderame pallore
schiuderร  le labbra vermiglie
svelando difetti e sorrisi accennati
che sempre m'han contrastato,
rincorso le mie penombre,
aggiogato l'incanto d'un bimbo
che in tasca non ha

che la strada di casa.

                              Per Sonum, 2019

Delle nuvole

๐——๐—ฒ๐—น๐—น๐—ฒ ๐—ป๐˜‚๐˜ƒ๐—ผ๐—น๐—ฒ

Ho scritto a me di me e per me
nรฉ capro e tanto meno sacerdote,
ma solo coro
appeso alla mia cesta
nel coltivare bozzoli monologhi.
Scoperto il fuoco, l'aquila mi lacera,
ma รจ certo peggio sopportare la commedia
senza un capro sull'altare
ed ascoltare le risposte della gente
che a unita voce sanguinante sbraita,
nel delirio, per Barabba.
Ed io riscopro il mondo nel peccato
poichรฉ ho avuto vita 
da Eva e da Prometeo,
i miei temi son le cause del sistema
non l'assurda base dell'accusa
per cui ti chiamano a giurare sui libri e sulla
storia.

Morso dall'aquila, bevendo la cicuta
o rinunciando al terrestre paradiso
non muoio Don Giovanni scellerato
che non conobbe della donna il fuoco,
ma da esso venne risucchiato.
Ora ascolta discepolo e maestro:
sta nel monologo il segreto
non nel belare del pubblico pagante
che attende solo del tuo piede il fallo.
Fallo e basta che forse sta nel gesto,
nella pennellata la virtรน che accende!
E bruci solamente chi
non vive ancora le sue nuvole.

                   Per Sonum, 2016

Tarassaco

๐—ง๐—ฎ๐—ฟ๐—ฎ๐˜€๐˜€๐—ฎ๐—ฐ๐—ผ

Soffi di sole e pioggia,

lattiginoso stelo che si arriccia

il primo amplesso tramutato in pianto

la meraviglia

e ti sto dentro come una farfalla

fra i palmi d'un bambino una sbirciata

e poi volare in cerca d'altro miele,

imago io_e_tu dente di leone.

                                               Per sonum, 2008

Chioggia

๐—–๐—ต๐—ถ๐—ผ๐—ด๐—ด๐—ถ๐—ฎ

Chioggia dal vernacolo volgare
eppur cortese nel tuo bestemmiare, 
chiassosa e ciarlatana nei mercati, 
spacciasti ai tuoi putei dell'esche finte
fra le ceste e le reti variopinte:

non corbole o la schia o le canoce,
ma camole per pesca d'acqua dolce
seppur salmastro sia ciรฒ che t'inonda
compresa l'aria attorno solforosa,
il labbro dell'amante e della sposa.

Consiglia dunque a questo ragazzino
armato d'una lenza e qualche amo
una stradina, un sandalo, un canale,
per dimostrare ai veci la perizia,

un porticciolo dove all'imbrunire, 
calmato il tuo vociare bottegante, 
si possa catturare qualche ghiozzo:
fallo sognare "so' deventร  grande!"

                        Per Sonum, 2014

Hlebine, in galleria

๐—›๐—น๐—ฒ๐—ฏ๐—ถ๐—ป๐—ฒ, ๐—ถ๐—ป ๐—ด๐—ฎ๐—น๐—น๐—ฒ๐—ฟ๐—ถ๐—ฎ

E se ti ho mai parlato delle nuvole..
I'ho fatto solo per non ammarliarti,
non era di Aristofane o de Andrรจ
soltanto un crine del pennello,

era soltanto un byte d'un quadro di Monet
e ora da questa regia vorrei offrirti
dodici tele lunghe almeno quattro metri
da destinare ognuna a un padiglione

per le serate a passeggiare con le amiche
nel giardino dell'Hรดtel Brion.
La vita giร  regala le certezze,
naif di contadine di Koprivnica
volte al terreno, culo in su, chรฉ il cielo disappare

sfora soltanto nei riflessi delle pozze
o ti sussurra in squarci di violenti temporali
ed io dipingo i Beatles con le dita
recito lodi a Sofia Loren e a Janis Joplin

e mi ritrovo la bottiglia disseccata,
verde tortura per i tuoi colori ad olio
che indelebili continuano il tormento, ma
perchรฉ non t'ho parlato delle nuvole?

Sarebbe bello ora confrontarci
davanti a un sushi, con la musica che non ascoltammo,
con un Battiato cameriere e un Papa cuoco,
t'annoderei le mani e poi, 
a farfalla,
le lascerei volare.

                       Per Sonum,  2006

Lo sfalcio

๐—Ÿ๐—ผ ๐˜€๐—ณ๐—ฎ๐—น๐—ฐ๐—ถ๐—ผ

Seguivi la masiera che portava al campo
con altri pellegrini per sfalciare,
sotto il fico poi ti coricasti e quella sera
non ci fu il rosario giรน in contrada:

fermรฒ il suo gorgogliare
la fontana di vimini riempita,
il gracidare delle raganelle,
fermรฒ il ronzare delle mosche
e in stalla l'occhio della vacca

roteรฒ 

il dolore per la dipartita. 

Chรฉ nel vuoto dell'ultimo sospiro
spense la sera, come lume privo d'olio,
il mio cercarti lungo gli argini di verde
e accese di mistero le preghiere
d'una realtร  che s'apre all'infinito
e ancora rende vive le parole
come interstizi di timo e sassifraga
germogliati fra le pietre nere.

                                                 Per Sonum,  2014

Trst

๐“๐ซ๐ฌ๐ญ

Era di bronzo il tuo sostare
come il frusciare a sera dei tuoi libri
mentre invece mi perdevo nella bora
su pei camini e giรน fra le stradelle,
per le scalette di S.Giusto e via,
fino al Sartorio.

A Ponte Rosso ti abbracciavi spesso
a quel glaciale simulacro dublinese
mentre correvo con lo sguardo i marcapiano
sotto finestre accese di calore
per incrociare dietro al vetro intelaiato
profili molli di donne grassottelle
incuriosite dal mercato

Lungo il canale oggi passo solo
fra bancarelle e venditori di croccante,
incrocio James con tanto di cappello
mentre procedo verso la periferia
senza passare sotto il nostro albergo
che รจ diventato, pare, un'ambasciata.

                                                    Per Sonum, 2008

Creolo

Mi ripenso come ad un deserto vivo, 
a una marea di sangue e di pallottole, 
sibili di tradimenti e botti infami 
fra i mercati delle periferie 
dove mi son venduto a poco prezzo: 
le gambe a dieci Lek, la testa a venti. 

In questo tormentato naufragare 
talvolta mi ritrovo dentro, 
dentro a quel mondo morbido e costante 
senza le frustrazioni, senza le antiche ansie 
ed il sudore รจ sale che dร  vita 
ad ombre nuove, a luce che di taglio 
anima i corpi.

Questi fendenti, ritmici e profondi 
non ho capito mai dove finiscano 
forse dietro quegl'occhi che socchiudi 
e vibra al culmine lo spasmo 
come se un solo colpo fosse stato inferto, 
ma รจ sempre guerra, e ancora mi mitraglia 
appena cala il battito cardiaco, 
lo stato delle cose, la voglia di cambiare, 
di ritornarti dentro, di sedarmi, 
di darci un solo figlio, 
creolo, 

senza cittadinanza e senza pena, 
senza ragione d'essere insultato, 
per le colpe mie o dei miei padri, 
con gli occhi grandi da riempire 
poco a poco con le grazie della vita 
e neanche un gesto, neanche una pittura 
di quell'orrore che ci ha tormentato 
e fino ad oggi ci ha provocato insonnie
e restino fuori le immagini di morte!

                                    Per sonum, 2009

Orcolร t

๐Ÿณ๐Ÿฌ'๐˜€ - ๐—ข๐—ฟ๐—ฐ๐—ผ๐—นร ๐˜

Ci sono teatri nella memoria, morti
In bianco e nero,
tanti corpi.
Ci sono momenti cosรฌ vivi
che ridanno colore a ricordi in crinoline
- mi appendo alla sottana, mi cola il naso -
"Dormi bambino bello
รจ un brutto sogno"

Ma la mia primavera รจ stata
terremoti e bombe
e non c'รจ Polaroid che tenga
Papa Luciani, Moro, l'Orcolร t ...
e la radio la domenica
e il novantesimo minuto

"Cos'รจ un minuto mamma?"

Mille morti. Milleuno.

                        Per sonum, 2018

Durres-Trieste

Tre versioni a me vicine tanto da confondere, mentre mi leggo, la lingua del mio pensare... 

๐ƒ๐ฎ๐ซ๐ซes ๐“๐ซ๐ข๐ž๐ฌ๐ญ๐ž

ร‹shtรซ kjo diasporรซ
qรซ akoma na ndan
Si dallรซndyshet e mjellmat,
si balonรซ tรซ cilรซs i รซshtรซ kรซputur filli.

Rrรซnqethรซse lamtumira
n'pรซrqafim t'pรซrlotun
nรซ hyrje tรซ portit
e ndame prej kartรซs 
sรซ imbarkimit

Mรซ kujton vitin '97
kur fishkรซlleja plumbat qorra
tuj imitu grumbull i tyre
nรซ mes krenave 
t'pafajshรซm
t'malsorve t'ulun n'kafe

Ti tash ndjek mullinin me erรซ
unรซ drejtoj parmenรซn e ftohtรซ
Gjani รซshtรซ veteriner nรซ New Orleans

Gjithkush e mjell kopshtin e vet,
perime o lule,
por mbetet e shkrime n'gjoks nina nana 
qรซ ajo na kรซndonte
e pรซrsรซritun si motiv kรซmbรซngulรซs
te radio Tiranรซ

๐ƒ๐ฎ๐ซ๐ซ๐ž̈๐ฌ ๐“๐ซ๐ข๐ž๐ฌ๐ญ๐ž

รˆ questa diaspora
a distaccarci ancora
come rondoni e cigni,
come aquiloni cui si spezzรฒ il filo

Stride l’addio
in lacrimoso abbraccio
all’ingresso del porto,
stracciato da carte d’imbarco

E mi ricordi quel ’97
quando fischiavo pallottole cieche
imitandone il guazzabuglio
fra i crani 
incoscienti
di montanari seduti ai caffรจ

Cosรฌ ora tu insegui il mulino a vento,
io guido il mio aratro freddo,
Gjani รจ veterinario a New Orleans

Ognuno solca la propria di aiuola,
d’ortaggi o di fiori,
ma rimane disciolta nel petto la ninna nanna 
che lei ci cantรฒ
ripetuta sul tema insistente
di radio Tirana

๐ƒ๐ฎ๐ซ๐ซ๐ž̈๐ฌ ๐“๐ซ๐ข๐ž๐ฌ๐ญ๐ž

E je chiste diร spore
a slontananus ancjemรฒ
come cisilis e cesens, 
come dragรฒns
che si ร n dispicjรขs dai fรฎi

Sgrรญin i "mandi"
tal strenzon lagrimรดs
da l'ingrรจs dal puart
sbrindulรขt 
come cjartis di imbarc

E po' mi visi di chel ’97
quand c'o sivilavi lis balis vuarbis
daur al pacjuc
fra i cjafs incoscients
dai cรณiars sintรขts tai caffรจ

Cussรญ tu tu coris daur ai mulรญns a รกiar, 
jo o tiri le me vuarzine frede
e Gjani al รจ vetrinari 
a New Orleans
Ognidun al sgjave il sรฒ strop
di arbis o di rosis,
ma e reste disfade tal pet le naine 
che nus cjantave 
dopleร de 
sul cantin indurant di radio Tirane. 

                         Per Sonum,
                         Traghetto “Venezia” 22/11/2005

Parole

๐—ฃ๐—ฎ๐—ฟ๐—ผ๐—น๐—ฒ

Descrivi
di un'ombra ritagliati
gli spigoli e i colori
e d'un istante ti svelerรฒ soltanto
l'eterno amplesso,

chรฉ inafferrabile รจ l'essenza
e piรน parole avrai sprecate
piรน crederai nel vuoto,
come in un sacerdozio.

Anch'io ho confuso il logos
con l'arte della levatrice e resta
del mio teatro la carcassa
nell'eco madida di sangue
su pietra dura
e su tovaglie bianche.

                                     Per sonum, 2013

Come un miraggio

๐—–๐—ผ๐—บ๐—ฒ ๐˜‚๐—ป ๐—บ๐—ถ๐—ฟ๐—ฎ๐—ด๐—ด๐—ถ๐—ผ

I passeri s'ammucchiano su questo vecchio Camerun,
come i pensieri danzano senza mai riposo
e il gallo ricomincia giร  il suo canto
con voce disperata
al nuovo giorno.

Forse non ho dormito affatto questa notte,
mi ha coccolato il suono della terra,
l'ho accarezzato e poi l'ho liberato
mentre della rotaia s'ode ogni traversa
e giunge l'alba come alito caldo
che increspa il mare

e d'Otranto il riflesso disappare
come miraggio stanco affievolisce
e incede lenta la consapevolezza
che non riabbraccerรฒ questa mia terra
a cui ho giurato devozione 
sull'altare. 

                    Fier (Shqiperia), 6 Shtator 2007
                                   

Pasqua

๐๐š๐ฌ๐ช๐ฎ๐š

Semichiusa la mano รจ rossa
nel controluce pulsare
di vene accennate

intorno un grumo di cuore,
meraviglia bambina di uomo
che chioccia

e si fa piccolo
piccolo

                         Per Sonum, 2020

Non c'รจ piรน la scuola di musica

Nแดษด แด„'แด‡̀ แด˜ษชแดœ̀ สŸแด€ sแด„แดœแดสŸแด€ แด…ษช แดแดœsษชแด„แด€

Parole sacre frusciano dentro
e Shkodra - dove passa la Drina -
m'agonizza e guarisce
per lasciarmi morire.

Consumo qebab sulle pagine
lacerate, di bibbie rubate,
e m'intona il muezzin, prej xhami, 
a modi non pitagorici
che non sembrano avere una logica,

nemmeno tu la comprendi oramai
la lingua che parli.

Resto fermo sui marciapiedi
in equilibrio, ma precipito dentro, 
rotolo lungo le strade,
fra i tavolini dei bar
fino alla scuola di musica
dov'รจ solo un docente che studia
mugolando la fame.

Chissร  il tuo violino dov'ฤ—, 
forse lo suona un bambino,
un altro, di Kiras o Mark Lule,
e il mio cuore s'impolvera ancora
dove il fango รจ piรน dolce del miele,
dove sei nata, a Sarreq,

dov'รจ la tua terra รจ la mia.

                                 Per sonum

Berber

๐—•๐—ฒ๐—ฟ๐—ฏ๐—ฒ๐—ฟ

Sudato e stanco specchio, 
nella spunta dei capelli, 
quanto vale questo mio sostare,
il lesto sforbiciare del barbiere
o l'andatura mesta delle vedove

del cielo s'intravede uno spiraglio
su questa sgangherata terra
filtrata dalle nuvole di polvere
e dagli sbuffi, catramosi aliti,
delle marmitte ricucite a mano.

Piรน in lร  c'รจ il mare inferocito
che sbatte sulle coste il suo bacino
inseminando fiero l'occidente
dentro le glabre curve d'Albania, 
spianata sabbia ed aride colline.

E resto
nel rinnovato mio allibire
quasi inerme
come la terra a sera

al che s'imbruna

               Fier, agosto 2007

                             

La pennichella

๐—Ÿ๐—ฎ ๐—ฝ๐—ฒ๐—ป๐—ป๐—ถ๐—ฐ๐—ต๐—ฒ๐—น๐—น๐—ฎ

Un'emozione intima, essenziale,
sfiora gli oggetti con pennellate d'ombra, 
cresce le forme e ne accarezza i bordi
smorzati, come a lume di candela

toni sublimi dal profilo scuro,
taglienti e spessi, senza una parola,
trasformano concreti i tuoi silenzi
nell'inarcare il filo della schiena

Sei voce che si immerge nel meriggio
interrogando i segni e i movimenti
scanditi dal procedere del tempo

Rispondo disgregando l'equilibrio e,
roco sussurrare sulla pelle,
mi do all'incanto.

                                          Per sonum, 2013

Udine anno 0

๐—จ๐—ฑ๐—ถ๐—ป๐—ฒ - ๐—ฎ๐—ป๐—ป๐—ผ ๐Ÿฌ

Stretto nelle mie tasche rovisto 
l'indifferenza di negozianti 
barricati nelle loro casse morte,
di immoti degustatori di decaffeinato.

Tizzoni spenti da folate umide 
echeggiano la pietra di questo municipio
e solo il clerico vagante 
recita in slow motion 
contrappunti che non gli appartengono
privato d'ogni neuma mensurale
per qualsivoglia contrappunto. 

Neanche un bordone s'ode
neanche una panchina
su cui poggiarsi per tenere il liuto:
le hanno tolte per contrastare il traffico
e l'indecenza del canto trobadorico
troppo profano per il loro teocentrismo.
Solo strenne di zampogne su YouTube. 
E cartelli stradali in bilinguismo
che ostentano l'altezza dei loro campanili
inutili. 

In risonanza con soli e pochi amici,
mendico la mia cittร 
mentre inciampano i ricordi
su stolte mezzerie:
รจ privo di una chiave questo tetragramma. 

M'investe profonda solitudine
e odo in lontananza 
le sirene intonare i requiem
con l'effetto Doppler. 
Unica musica dentro al rumore
d'una cittร  che vive
su squallidi pacemaker, 
metronomi azzoppati e suoni digitali, 
50Hz in manu Dei.
Mandi.

                           Per Sonum, 2021

Ita Missa est

๐—œ๐˜๐—ฒ ๐—บ๐—ถ๐˜€๐˜€๐—ฎ ๐—ฒ๐˜€๐˜

Maschera pallida,
ambigua emozione,
non celi la vibrazione
del pianto che scioglie ogni trucco
in questa Quaresima.

Appeso agli angoli resta
l'irriso, lo stolto,
il centurione che straccia le vesti,
la matrice del lutto
sbordato
nel tuo rossetto.

Pensa ai coriandoli, pensa:
sono particole
i corpi morti che hai accarezzato
sul soglio chiedendo perdono
per i tuoi difetti,
non per il male che hai fatto
e ricomincia la farsa.

                     Per Sonum, 2020

Lasciami dire

๐‹๐š๐ฌ๐œ๐ข๐š๐ฆ๐ข ๐๐ข๐ซ๐ž.. 

ร‹ un mondo occulto la tua sovrastruttura
quell'esoscheletro di vetri e di stanghette
maschera noir quasi disadattata
senza impotenza allo scorrere del tempo
e nel contempo futurista alla Govoni.

Non รจ ambiziosa certo l'intenzione, 
il tuo imitare le parole con il suono,
il tuo annotare respiri e vibrazioni,
portarti appresso lettere scadute
che ti risveglino il profumo di una amica.

E spirito e fenomeno si incontrano
a modelli, a spunti, a riflessioni,
residui occulti di forme e contenuti,
che si fondono in liriche fantastiche
dialoghi muti dipinti nella notte

senza frontiere, senza limiti di suono,
come uno spettro che rincorre le emozioni
รจ la frequenza che pervade la poesia,
solleva gli astri, fremono le notti
di chi ti legge,
dentro.

                        Per Sonum, 2013