domenica 17 novembre 2024

La metanarrativa


Diceva Carlo Levi, di La vita e le opinioni di Tristram Shandy di Laurence Sterne: "Tristram Shandy non vuole nascere, perché non vuol morire.

Tutti i mezzi, tutte le le armi sono buone per salvarsi dalla morte e dal tempo. Se la linea retta è la più breve tra due punti fatali e inevitabili, le digressioni la allungheranno: e se queste digressioni diventeranno più complesse, aggrovigliate, tortuose, così rapide da far perdere le proprie tracce, chissà che la morte non ci trovi più, che il tempo si smarrisca, e che possiamo restare celati nei mutevoli nascondigli"


E così scegliamo percorsi per raccontarci, chi con la scrittura, chi con la musica, chi con uno sguardo chi con pantomime interminabili, per evitare la morte più a lungo possibile. E c'è chi legge soltanto. 

Io amo la metanarrativa mentre mi racconto e quando la leggo. 

La metanarrativa è coinvolgere il lettore nell'atto della scrittura portandolo vicino alla consapevolezza dello scrivente anche dopo che si è esaurita la carica semantica del Participio (presente) dello Scrivere nella sua sostantivizzazione. E la metanarrativa sta nella prosa come nella poesia, quindi nella pittura o in un film. 

Cosicché colui che legge si può sentire trasportato nel superamento dei confini della narrazione che di per sé è bugiarda in quanto evocatrice di un proprio esperito (proprio del lettore!). Ecco che il narrato diventa più coinvolgente, proprio perché sarà con un altra anima che colui che legge affronterà l'esperienza emotiva nella costruzione di un significato nuovo, slegato dal vissuto e così, di soverchio, strettamente partecipato ad una costruzione semantica personale che sgorga dall'autografo di ciò che leggiamo. 

Sarà come ascoltare Mozart dalle sue mani su un fortepiano, sentire il Cantico delle Creature dalle labbra di Francesco o ancora superare la mancanza di fede toccando il costato di un Cristo risorto. Oppure essere il boia che non prova dolore. Mai. Ma lo sente il rumore delle teste che rotolano fra schizzi di sangue su quelle madide tavole? 

La metanarrativa ci porta a riflettere ancora sulla natura stessa di questo racconto che commenta i propri meccanismi, la propria costruzione e il suo stesso status di parola, una narrazione che è una matrioska che si specchia nella propria percezione della realtà, fatta di specchi plurimi, di infinita introspezione, di dubbi che attanagliano o nutrono speranze, di consolazioni, di romanzi che parlano di sé stessi, di film che commentano il cinema, di sogni che si schiudono in altri sogni. 

La metanarrativa è consapevole di essere una costruzione artificiale, un racconto, ma ne parla apertamente seguendo il proprio ritmo, a volte dritto come una freccia scoccata verso il Vero, altre volte più giocosamente ritorto in digressioni giocate nei cambi di luce, passando per vari episodi, romanzi dentro a romanzi, per completare al meglio la poesia che non avrebbe senso se non cullasse il nostro patimento.

Così questo modo di scrivere in alternanza, andando oltre un modello, ma accettandone mille e poi negandoli tutti, spesso sovverte le aspettative giocando con i cliché e le convenzioni, ripudiando i propri strumenti narrativi, la trama e le sue deviazioni, i personaggi così mutabili come maschere della Commedia dell'Arte e li mette in discussione. Così il lettore diventa il personaggio, la lettura diventa la trama che a volte si perde quasi affogata nelle ipotassi altre volte si ferma. Stop! Resto. Faccio una pausa. Respiro. Il silenzio mi fischia dentro le orecchie. E poi si rituffa in un'acqua verde, curiosa delle profondità di mille altre avventure sospese fra la realtà e la sua discussione, e ti chiedi perché. 

Ti ho dato del tu. Svegliati. Ti chiedi se ciò che leggiamo sia vero o solo una costruzione della nostra mente oltre la narrazione. Apri la porta! 


M'illumino d'immenso diventa lo stupore di un bambino che aprendo quella tua stessa porta si lascia allagare dall'aurora che sorge il deserto dietro Alessandria, il latrato dei cani è un presagio di guerre e di morte, ma è il profumo del pane appena sfornato che restituisce la forza prima che la notte gelida lasci il passo alle aridità del giorno e del Novecento dove ci aspettano annegati i ricordi e congestionati silenzi. Così in una breve poesia o in un interminabile film noi viviamo ciò che altri hanno vissuto oltre la narrazione e oltre il delicato equilibrio che sta fra il nostro esperito ed il nostro esperibile. 

Tutto sta nel sapersi fidare.


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