lunedรฌ 18 novembre 2024

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Il latino certo fu la lingua piรน importante nell'Alto medioevo, soprattutto nell'ambito dell'amministrazione, della Chiesa e della cultura. Sebbene non fosse la lingua parlata quotidianamente dalla maggior parte della popolazione, che usava le lingue volgari locali, il latino era la lingua franca dell'Europa occidentale per la comunicazione scritta, la liturgia, l'educazione e la diplomazia, per le opere letterarie, scientifiche e filosofiche, rendendolo una lingua fondamentale per chiunque fosse coinvolto negli affari religiosi, educativi o politici.

Nell'Alto Medioevo la conoscenza del latino era decisamente limitata rispetto a quanto avvenuto nei secoli successivi! La maggior parte della popolazione parlava lingue locali che si stavano evolvendo dalle forme latine ma si differenziavano notevolmente dal latino giuridico e liturgico. 

L'alfabetizzazione era molto bassa, e la lingua di Virgilio era usata quasi esclusivamente dal clero e dalle รฉlite. Era prevalentemente una lingua scritta, per i documenti ufficiali e per le discussioni teologiche nelle scuole ecclesiastiche. 

Il volgo comunicava con parlate locali come il gallo-romano, il latino rustico e il latino vulgare, la popolazione era analfabeta e non aveva accesso all'istruzione formale dunque possiamo immaginarci pronuncia, vocaboli e sintassi declinati alla regionalitร  dell'ex Impero romano! Pensiamo ad esempio a cosa poteva essere il friulano antico che pur derivando dal latino volgare retoromanzo (ladino) prese tratti peculiari anche dalle lingue illiriche, celtiche, germaniche e poi da quelle slave. 

A fronte perรฒ di una continua proliferazione di forme volgari e dialettali influenzate dal continuo flusso di popoli barbari nel continente europeo, la necessitร  di salvaguardare la lingua latina si fece impellente per la Chiesa nel preservare i testi sacri e la realizzazione dell'Antifonario gregoriano rispose alla necessitร , sentita da Papa Gregorio I (Gregorio Magno), di rivedere e unificare i testi della liturgia che venivano trascritti e diffusi nelle ex province romane compresi quei territori in cui il latino non era parlato affatto. 

I testi liturgici dunque, allontanandosi da Roma, erano spesso soggetti a modifiche che non potevano essere tollerate dal papato, per questo un processo di unificazione iniziรฒ giร  nel 590 ad opera di Papa Gregorio con un immane lavoro di revisione al fine di garantire l'uniformitร  delle celebrazioni, processo che non fu rapido affatto a causa della vasta mole di lavoro necessaria per rivedere, copiare e diffondere i testi corretti.

E l'unificazione della liturgia che ricordo era rigorosamente cantata perรฒ si completรฒ realmente solo con l'aspetto musicale dopo l'VIII secolo, quando gli antifonari e i graduali iniziarono a includere la notazione neumatica adiastematica, che poi evolse nella notazione quadrata ovvero a dotarsi di uno spartito musicale. 

Questo sviluppo permise una piรน precisa trasmissione delle melodie gregoriane, contribuendo ulteriormente alla standardizzazione della liturgia che vedeva ora il testo supportato anche dalla notazione musicale. Le preghiere cantate non erano piรน tramandate oralmente, ma trovavano il loro spazio in una attenta sillabazione o in melismatiche fioriture accuratamente miniate e copiate da migliaia di operosissimi amanuensi che dedicarono per secoli la loro clausura alla causa. 

L'Antifonario gregoriano รจ stato cruciale per la conservazione e la trasmissione del canto liturgico che diventa elemento centrale del rito romano grazie alla standardizzazione dei testi e delle melodie. Il canto gregoriano ha potuto diffondersi in tutta Europa, mantenendo una coerenza liturgica che ha caratterizzato la Chiesa cattolica per secoli: si pensi che fino al Concilio Vaticano II (1962-1965), la messa cantata fu una pratica molto diffusa e altamente raccomandata dal Vaticano, soprattutto nelle parrocchie e nelle cattedrali. Non era strettamente obbligatoria in ogni celebrazione, ma era fortemente incoraggiata per le messe domenicali e le feste di precetto.

Tuttavia giร  nel Medioevo vi furono centri politico-religiosi che mostrarono una certa resistenza alle imposizioni da parte di Roma fra cui Aquileia, importante centro religioso e culturale con una propria giurisdizione e una tradizione liturgica unica: il canto aquileiese incorporava influenze locali e mostrava variazioni nel repertorio e nello stile rispetto al canto romano. Purtroppo buona parte del patrimonio musicale aquileiese fu censurato e oggi rimangono poche testimonianze dettagliate di questa tradizione mentre a Milano la tradizione locale fu maggiormente preservata. Anche la liturgia Ambrosiana infatti si sviluppรฒ con caratteristiche proprie ed รจ ancora oggi il Rito Ambrosiano รจ noto per la sua ricchezza melodica e la sua struttura distintiva con una certa autonomia melodica e ritmica. Esso, giunto indenne all'invenzione della scrittura musicale, utilizzรฒ una notazione che permetteva la trasmissione anche di informazioni interpretative rispetto a quelle piรน basiche usate dagli standard romani. 

Il rito aquileiese fu dunque progressivamente messo sotto pressione da Roma per la sua autonomia e per le sue peculiaritร . Con Carlo Magno, la Chiesa romana cercรฒ piรน sistematicamente di unificare i riti liturgici in tutto l'Impero Carolingio, ma รจ solo nel 1500 che l'ordine di epurazione รจ categorico. 

Dopo lo sconvolgimento dello Scisma d'Oriente, dello Scisma d'Occidente, della Riforma Protestante e dello Scisma Anglicano, con il Concilio di Trento (1545-1563) e la riforma liturgica post-tridentina, la Chiesa cattolica cercรฒ di rafforzare l'unitร  liturgica in tutta la cristianitร , durante questo periodo, si richiese che tutte le chiese e i territori sotto il controllo del Papa aderissero al rito romano, mettendo sotto pressione i riti locali come quello aquileiese che venne progressivamente censurato ed epurato. 

Vi fu di fatto una progressiva ostracizzazione dalle tradizioni locali che trova nei documenti inquisitori dell'epoca uno spaccato drammatico e dettagliato che va ben oltre la lingua, la musica e la traduzione del testo sacro ma si gioca attorno a migliaia di accuse di eresia e di stregoneria che perseguirono l'ortodossia cattolica con metodi rigorosi, tra cui torture, esecuzioni e confische di beni. La stregoneria e l'eresia furono collegate non solo a movimenti religiosi eterodossi, ma anche a tradizioni popolari, superstiziose e culturali, che la Chiesa cercava di estirpare per consolidare il suo potere.

I documenti dei processi inquisitori di stregoneria nei territori di Udine e Gorizia si trovano principalmente nell'Archivio della Curia Vescovile di Udine, nell'Archivio di Stato di Udine e in alcuni archivi centrali come quello della Sacra Inquisizione. Sono documenti studiati e ripubblicati in numerosi lavori storici e accademici, che forniscono una panoramica delle pratiche inquisitorie e delle accuse di stregoneria in Friuli, terra del Rito Patriarchino!

Storici e archivisti locali nell'ultimo secolo hanno trascritto e commentato i verbali dei processi e le confessioni per renderle accessibili alla comunitร  accademica e al pubblico, fra questi studiosi non posso non citare don Gilberto Pressacco, mio insegnante presso il Conservatorio di musica, che ancora oggi a 23 anni dalla sua dipartita mi "sobilla" a scavare nei tumori di ciรฒ che si รจ fatto, anche cantando, in nome di Dio! 

Nel Friuli, come in molte altre regioni italiane, l'Inquisizione ebbe un ruolo fondamentale nel monitoraggio e nella repressione delle eresie e delle pratiche di stregoneria. I documenti dell'Inquisizione che si riferiscono a questi temi rivelano dettagli sulle credenze e sulle pratiche religiose del tempo, nonchรฉ le dinamiche sociali ed ecclesiastiche della regione.

Nel periodo della Riforma protestante, il Friuli non fu immune dalla diffusione delle idee luterane e delle dottrine riformiste e diverse comunitร  della regione furono influenzate dal protestantesimo. L'Inquisizione attuรฒ una serie di processi contro gli eretici accusati di adottare dottrine protestanti come la negazione dell'autoritร  papale, la critica alla Messa e la salvezza per fede. Coloro che abbracciavano il protestantesimo venivano accusati di eresia e venivano processati con pene che andavano dalla confisca dei beni alla condanna al rogo. 

In Friuli, come nel resto d'Italia, persistevano residui di eresie medievali come quelle dei catari e valdesi con dottrine considerate eretiche dalla Chiesa cattolica (come il dualismo, la negazione del purgatorio e la disapprovazione del clero), furono severamente perseguitate. 

Documenti inquisitori rivelano che le comunitร  di "heretici" furono monitorate attentamente, e molti processi si concentrarono sulla demonizzazione delle pratiche religiose non convenzionali e sull'isolamento sociale degli eretici, ma tali documenti forniscono anche uno spaccato drammatico e dettagliato della la retorica utilizzata dalla Chiesa per giustificare le persecuzioni con la sistematica demonizzazione, ad esempio, delle donne accusate di stregoneria solo perchรฉ marginalizzate o indipendenti o di individui considerati stregoni per aver praticato rituali sincretici, pratiche curative etc. 

I Benandanti ad esempio erano gruppi di persone che, secondo le testimonianze storiche, praticavano rituali di tipo sciamanico legati alla fertilitร  e alla protezione dei raccolti. Il Benandante nasceva avvolto nella propria placenta, per questo si diceva "nato con la camicia" ed investito di questa aura magica. Questo segno fatale lo rendeva capace di uscire dal corpo durante il sonno per andare a combattere contro i demoni volando in processioni e proteggere i raccolti. Il loro ruolo era quello di custodi del bene, in contrasto con le forze maligne.

Attivi soprattutto nell'area del Cividalese, venivano accusati per questo di compiere riti magici contrari alla morale e alla dottrina. Sebbene non professassero un vero e proprio culto eretico contro la fede cristiana, il loro comportamento (dormire!) era considerato una minaccia per l'ortodossia. Non furono formalmente accusati di eresia in senso stretto ma di blasfemia e durante i processi inquisitori in Friuli, alcuni Benandanti vennero interrogati e processati, furono loro estorte confessioni con la tortura e dunque furono giustiziati.

Tornando infine in chiesa nel 1751 sentiamo l'ultimo canto aquileiense perchรฉ Papa Benedetto XIV ordinรฒ nello stesso anno la soppressione definitiva del rito aquileiense, vietando la sua celebrazione in favore del rito romano. Questo segnรฒ la fine ufficiale del rito friulano come pratica liturgica indipendente all'interno della Chiesa cattolica.


ITE MISSA EST

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