𝑐'𝑒𝑛𝑡𝑟𝑎 𝑝𝑜𝑐𝑜 𝑑𝑜𝑛 𝑀𝑖𝑙𝑎𝑛𝑖
Il 17 gennaio 1973, già segretario del Movimento Nonviolento, Pietro Pinna, in seguito ad una affissione contro la celebrazione delle Forze armate il 4 novembre - "Non festa ma lutto" -, fu arrestato a Perugia e condannato per direttissima per vilipendio alle Forze armate.
Pinna era stato il primo obiettore di coscienza e i suoi sforzi e quelli di altri "criminali" della nonviolenza apriranno la strada al servizio civile in alternativa alla leva.
Grazie anche ai contributi di Pinna infatti il 15 dicembre 1972, la legge n. 772 introdusse l’obiezione contro il servizio militare di leva in Italia per motivi morali, religiosi e filosofici e la possibilità di rifiutare il servizio militare sostituendolo con un servizio non armato.
Gli obiettori testimoniarono non una logica ma diverse ispirazioni che condividevano infanzia e adolescenze vissute completamente dentro i conflitti.
Non avevo avuto l’età per partecipare alla Resistenza, al '68, alle Brigate Rosse - ché forse mi avrebbero attratto inizialmente -, non avevo potuto difendere le vittime delle stragi dei neofascisti o difendere Papa Luciani che non ho mai dubitato essere una vittima delle massonerie deviate e del marcio che governava l'Italia che, con le mitre e i pastorali della DC e altri compagni di merende di Giulio (Andreotti ndr), non aveva saputo sbarazzarsi meglio di Aldo Moro.
Udine, 1978, maggio.
Avevo, davanti ad una TV in bianco e nero, vivisezionato la violenza, in tutta la sua eloquenza, la mia infanzia era stata vissuta in un quotidiano contatto con la morte sottolineata dalle scosse violente del terremoto del '76.
Udine, 1976, maggio.
Scosse come fotogrammi. Fotogrammi e scosse.
Morte che scendeva dal cielo con le bombe tedesche raccontata dal nonno che mi parlava di maschere antigas, di gavette e corpi tedeschi sepolti nel nostro orto per riempire le voragini scavate dalle bombe, morte inflitta, con disinvolta ferocia, dalle rappresaglie nazifasciste raccontata dallo zio della mamma, Venuto, già protagonista dell'Albania e della Grecia e poi deportato in Germania. Mio nonno era un partigiano vero, io sentendo "Bella Ciao" lo immaginavo sempre "una mattina" col fucile in spalla mentre salutava mia nonna - che conservava la facciata di "giovine fassista" - per andar nel bosco probabilmente anche a "giustiziare". Sì perché in guerra, anche in quella fratricida, la libertà passa per il cranio ed è di piombo, con tutto il suo peso!
Siamo cresciuti nello strazio del racconto, nel terrore, nelle immagini del fronte, la guerra dentro casa, nella ciotola di pane e latte per il nazista che trascinava la sua cancrena con la gamba. E con il cuore.
Tutto mi suggeriva che lo Stato era irrimediabilmente minato, dalle atrocità di conflitti vivi e del ricordo della guerra vera, immortale, sedata dal potenziale distruttivo della cortina di ferro che passava per casa mia, la linea Maginot che proseguiva il muro di Berlino fino a Corfú: i campi attorno a Udine fino al confine sloveno erano pieni di bunker e di piattaforme in cemento armato pronte ad ospitare cannoni inutili, piattaforme che interrompevano le linee rette dei trattori e le vie della mia città erano popolate da giovani militari di leva, eroi pronti al sacrificio, diciottenni posizionati già al confine, dilagava l'eroina e la noia, la noia degli anni '80 sulle note di Rock'n'roll robot di Alberto Camerini: "Se il mondo ti confonde, non lo capisci più/Se nulla ti soddisfa, ti annoi sempre più/Scienziati ed ingegneri hanno inventato già/Una generazione di bambole robot..."
Le ragazze venivano approcciate dai giovanotti militari e spesso, colpevoli d'esser fascinate, tornavano a casa col silenzio fra le gambe, e un po' di sangue pudico. E io me la ridevo "le nostre purosangue" coi terroni! Me la ridevo, non dello stupro naturalmente, ma del campanilismo friulano, della razza eletta dalla marilenghe, delle convinzioni autoreferenziali, dei regionalismi, della Cassa del Mezzogiorno...
Vogliamo fare gli italiani? Sì! Col servizio militare supereremo anche il problema della lingua cosicché Puddu imparerà il friulano e Klaus il sardo! E fu così che niuno ebbe a imparare il congiuntivo, vi furono molti suicidi di giovanotti viziati che mal sopportavano il distacco dalla mamma ed altri che mal sopportavano gli scherzi, abominevoli dei nonni.
Il servizio militare era la ricetta per preparare i giovani al futuro, nel militarismo!
L’aggressione nazista, la shoah, il lancio della bomba atomica sono stati possibili perché gli automatismi della catena del comando non hanno trovato un inciampo nella coscienza dell’individuo, altro che sapersi fare la branda! E tutto ciò era così in bianco e nero che sembrava lontano lontano, pur essendosi conclusa la guerra solo trent'anni prima. Però in bianco e nero era pure Piazza Fontana e la Strage di Bologna; in verità la TV panna, sopra il frigo in cucina, dava solo immagini in bianco e nero, anche la R4 targata N57686 in via Caetani era in bianco e nero se non l'avessero detto che era rossa.
Ecco. Rosso.
Rossa è stata la mia infanzia che vedeva il sangue dei terremotati sul grigiore della polvere, sangue in grumi dipinti da pittori famelici coi cavalletti piantati sulle membra di una Gemona agonizzante. Rosso il sangue delle vittime delle stragi, rosso il suono dei proiettili, la voce desolata di Ruggero Orlando, rosse le Brigate Rosse che causavano un dolore ontologico perché sì, l'avevo percepita nella mia essenza: la morte si cura con il dolore. Non era forse ciò che ci insegnavano? Agnello di Dio, che mentre piangi sull'altare e il tuo sangue dipinge la tovaglia bianca togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi, perché non sanno quello che fanno. E intanto crescere! Imperativo!
Quindi avevo i miei motivi morali, i miei motivi religiosi e i miei motivi filosofici per non fare il militare, ma soprattutto volevo disobbedire anche se di fatto era una falsa disobbedienza perché potevo farlo per legge. Non fu nemmeno un addio alle armi che avrei imbracciato anche volentieri per il tiro a segno, fu un modo per sentirmi più libero da uno Stato che produceva omologazione e violenza.
Ecco che nella mente mia si andava formando quell'anelito anarco-comunista che mi ha consegnato al futuro, specie dopo che la maestra, che odiava i titini in quanto esule fiumana, mi cazziò per aver detto che il messaggio di Cristo era molto simile a quello socialista. E posso risalire al giorno esatto perché ero in 5ª elementare e, dopo averci messi infila indiana per somministrarci la pastiglia di fluoro, ci avevano portato in Chiesa tutti per farci porre la cenere sul capo da Don Ugo, pace all'anima sua.
"Tu eri cenere e cenere diventerai" e alla radio, tornato a casa, passavano "La canzone del bambino nel vento" cantata da Vandelli, ironia della sorte!
Ditelo a Vannacci!






