Il mito della donna murata viva รจ un tema ricorrente in molte culture indoeuropee. Il sacrificio umano per garantire la stabilitร delle costruzioni ha paralleli con le pratiche rituali delle popolazioni illiriche e traco-daciche, che attribuivano grande importanza agli spiriti dei morti nel proteggere edifici e territori. Il tema del sacrificio femminile per la costruzione richiama il culto della Grande Madre, diffuso nell’antichitร illirica, dove la donna rappresentava la fertilitร e la continuitร della vita, anche attraverso la morte.
Spesso รจ legato alla costruzione di edifici simbolici per la cittร in cui si trovano ed alla credenza che un sacrificio umano fosse necessario per garantirne la stabilitร .
Questo tipo di racconto, noto come "mito della fondazione", si trova nei Balcani, nell’Europa orientale, nel Caucaso e persino in alcune tradizioni dell'Asia centrale.
Fra le leggende piรน note ricordiamo la Leggenda di Rozafa (Albania), del Monastero di Argeศ (Romania), del ponte di ฤerdap (Serbia), della Fortezza di Krapina (Croazia), del ponte di Arta (Grecia), ma anche le leggende caucasiche di alcune chiese (come il monastero di Akhtala in Armenia) o La leggenda del Cremlino di Suzdal (Russia).
In molte versioni, la leggenda segue una struttura in cui vi sono tre fratelli (o tre costruttori) che iniziano la costruzione di un edificio (castello, fortezza, ponte, monastero); ogni notte, ciรฒ che viene costruito di giorno crolla misteriosamente rendendo vano il lavoro e l'intervento di un vecchio saggio, un indovino o di un oracolo suggerisce la necessitร che venga compiuto il sacrificio di una donna legata affettivamente ai costruttori.
La leggenda di Vilina, ad esempio, รจ legata alla fondazione delle cittร di Krapina e Lepoglav, oggi due ridenti cittadine prossime al confine Croato con la Slovenia nord-orientale. Secondo la leggenda, Vilina รจ una giovane donna che viene sacrificata dai tre fratelli per garantire la soliditร di una cittร in costruzione. Tuttavia, la leggenda contiene un intreccio di eventi che includono non solo il sacrificio della donna, una serie di elementi simbolici legati alla famiglia e alla tradizione, l'evidenza di un conflitto fra il mondo di un Impero Romano d'Oriente sofferente e del nascente dominio Slavo.
Vilina รจ murata viva nel tentativo di completare una costruzione, un atto ritenuto necessario per rendere stabile la cittร che sta sorgendo. La sua morte รจ destinata a "nutrire" la terra e a garantire la protezione del luogo. La sua morte รจ simbolica di un legame tra la vita e la morte, il sacrificio per il bene della comunitร , che si riflette in numerosi miti indoeuropei. Ma nella leggenda di Vilina c'รจ chiarissimo il risentimento dei fratelli che in qualche modo puniscono la sorella in quanto amante di un soldato romano da cui aveva avuto un bambino.
Va a questo punto fatta una breve analisi storica di questo territorio: nel VI secolo, i popoli germanici, come gli Ostrogoti e i Longobardi, invasero la regione. Mentre i Longobardi si stabilirono in Italia alcuni popoli slavi si stabilirono dei Balcani e la loro presenza creรฒ le basi per la formazione di future entitร politiche slave che soppiantarono o si fusero con le popolazioni locali illiriche, ma che rifiutarono ogni inferenza dell'Impero Romano d'Oriente che a fatica controllava le aree dell'Illirycum e della diocesi di Dalmazia.
Vilina quindi รจ il simbolo di un'onta che macchiava geneticamente la purezza della slavitร . Ogni contaminazione andava sradicata e, nella leggenda, in concomitanza con il sacrificio della madre, il figlio neonato di Vilina fu legato alle corna di un bue fatto inferocire e lanciato attraverso la campagna. Il luogo della tragica morte del bambino segna la fondazione della cittร di Lepoglav il cui nome ci significherebbe la bellezza (ljepo) della testolina del bimbo (glava).
Il luogo in cui Vilina viene murata viva diventa invece il sito in cui sorgono il castello di Krapina e la cittร di Krapina stessa. La sua morte, legata alla necessitร di proteggere la cittร , รจ simbolica della figura materna che viene sacrificata per la prosperitร del popolo.
Un altri esempio รจ la leggenda del Castello-Fortezza di Scutari (attuale Nord Albania). Questa leggenda รจ legata alla sua costruzione che risale al IV secolo a. C. anche se le mura odierne risalgono per buona parte al medioevo e al periodo veneziano.
Anche qui la storia narra di tre fratelli impegnati nella costruzione della fortezza, ma il loro lavoro perรฒ periodicamente crollava o incontrava degli ostacoli che li facevano ricominciare. Un giorno un vecchio saggio disse ai fratelli che le mura, per essere forti e solide, necessitavano del sacrificio di una delle loro mogli. La scelta doveva avvenire casualmente e cosรฌ il fatale sortilegio si sarebbe annullato. Colei che l’indomani sarebbe giunta con il pranzo sarebbe stata immolata per il bene della comunitร . I tre fratelli giurarono di non dire nulla, ma due dei tre fratelli raccontarono tutto alle rispettive mogli cosรฌ l’indomani fu la moglie del piรน giovane e madre di un bambino a dover andare al cantiere.
Al suo arrivo le venne raccontato quanto il vecchio saggio aveva detto e la giovane accettรฒ con dignitร e coraggio di farsi murare viva all’interno della fortezza ponendo una sola condizione: una gamba, un braccio, un occhio ed una mammella dovevano rimanere scoperti per poter vedere, cullare, accarezzare e allattare il proprio figlio.
Il mito della donna sacrificata per varie opportunitร รจ molto comune, tuttavia il sacrificio รจ spesso voluto dagli dรจi o dal destino e non direttamente dai familiari della vittima come nel caso di queste due versioni illiriche. Inoltre qui ricorre il tema dei tre fratelli dove il numero tre รจ un tratto distintivo delle che rappresenta la divisione tribale e in cui l'atto sacrificale deliberato รจ spesso legato al mantenimento dell'onore familiare e, nel caso slavo, della purezza etnica.
Questa breve dissertazione non รจ fine a sรฉ stessa, ma mi porta ad una considerazione: รจ vero che gli Slavi balcanici hanno un certo grado di mescolanza con gli antichi Illiri, ma la continuitร storica e linguistica รจ molto piรน evidente negli Albanesi anche se la lingua albanese scritta compare solo dal XV secolo perchรฉ prima di allora le lingue giuridiche e liturgiche ovvero scritte erano state la koinรฉ ed il latino. Le rivendicazioni slave e in particolare serbe sull’ereditร illirica, oltre a essere discutibili dal punto di vista storico, hanno spesso un fine politico e sono giustamente percepite dagli Albanesi come parte di una narrativa nazionalista che ha avuto conseguenze tragiche, specialmente in Kosovo, ma che continuano a provocare inutili irrigidimenti e una scarsa volontร di una corretta revisione storica oggi possibili grazie all'incredibile velocitร dei mezzi di ricerca e studio.
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Mi pregio di aver trovato su Wikipedia questo documento (link in calce) che ho tradotto in Italiano.
Purtroppo la traduzione ha in parte rovinato versificazione...
La Storia Nascosta della Leggenda della Fortezza di Rozafa
Ho sentito questa storia quando ero giovane a Smirne, in Turchia. In un club dove si riunivano gli albanesi, c'era un vecchio suonatore di lahuta proveniente dal Sangiaccato, e che viveva in Turchia da quasi 30 anni. In Albania aveva un figlio mutilato dalla guerra contro i serbi (gli altri tre erano morti non quella guerra), il figlio aveva a sua volta moglie e tre bambini piccoli. Per salvare la sua famiglia dai massacri serbi, Rashid (il suonatore di lahuta) si trasferรฌ dalla sua terra d'origine, dove la sua famiglia possedeva proprietร fino a Podgorica, e si rifugiรฒ in Turchia. Lรฌ lavorava come venditore di halva. Dopo alcuni anni, il figlio morรฌ, lasciandolo a crescere da solo i tre nipoti orfani.
Nel 1934 incontrai Rashid per la prima volta, mentre suonava la sua lahuta e cantava canzoni su Skanderbeg, Muji e altri eroi. Aveva una voce potente, nonostante fosse vicino agli 80 anni. Quando lo sentii cantare con la lahuta la storia della Fortezza di Rozafa, piansi come mai prima d'allora. Anche tutti gli altri albanesi che ascoltavano piangevano con me. Rashid era il pronipote di un famoso suonatore di lahuta, conosciuto in tutto il Sangiaccato e nel nord dell'Albania.
Divenimmo amici e, nei mesi in cui rimasi a Smirne, lui mi raccontรฒ molte volte la storia della Fortezza di Rozafa con la sua lahuta. Io trascrissi tutti i versi in un taccuino, ma Rashid mi avvertรฌ che questa storia aveva causato molte sofferenze, poichรฉ alcuni volevano cancellarla e sostituirla con le loro bugie. Quel taccuino, insieme a molti libri preziosi, mi fu confiscato dalla polizia durante un'incursione a casa mia nel 1947. Tuttavia, la canzone aveva piรน di 500 versi e durava piรน di un'ora. Nonostante la perdita del mio taccuino, ricordo ancora molti di quei versi, almeno i piรน importanti, che ora cercherรฒ di riportare mentre racconto la vera storia della Fortezza di Rozafa.
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La Storia
Tre fratelli coraggiosi partirono per un lungo viaggio per adempiere alla volontร del padre: sposare tre sorelle e cosรฌ assicurare la continuitร del loro lignaggio. Le loro mogli dovevano essere legate tra loro sia per sangue paterno che per latte materno, affinchรฉ i loro figli fossero uniti come "carne e unghie".
Dopo un lungo cammino, videro un camino che fumava e tre donne che lavoravano il metallo. Si avvicinarono e chiesero ospitalitร e acqua, poichรฉ erano stanchi del viaggio.
Queste tre donne erano sorelle, la maggiore si chiamava Fร , la seconda Hร na, e la piรน giovane Roza. Fร era stata costretta a svolgere lavori pesanti fin da piccola per mantenere le sorelle, poichรฉ erano rimaste orfane.
I tre fratelli spiegarono il desiderio del padre e chiesero la mano delle sorelle. Le tre donne accettarono e si sposarono con loro. Dopo un anno, Roza diede alla luce un bambino, mentre Hร na era incinta e Fร , a causa della sua salute fragile, non aveva figli.
Nel frattempo, i tre fratelli iniziarono la costruzione di un castello su una roccia antica, vicino a tre fiumi che si univano. Tuttavia, ogni notte i muri crollavano, nonostante avessero sacrificato numerosi animali nelle fondamenta.
Disperati, i fratelli si rivolsero a un saggio (oracolo), il quale disse loro che il castello richiedeva un sacrificio umano: una delle loro mogli doveva essere murata viva affinchรฉ l’edificio rimanesse in piedi. La scelta sarebbe caduta sulla prima che il giorno seguente fosse venuta a portare loro il pranzo.
I fratelli giurarono di non dire nulla alle loro mogli, ma, secondo una versione della leggenda, i due fratelli maggiori rivelarono il segreto alle loro mogli, mentre solo il piรน giovane mantenne il silenzio.
Il giorno stabilito, Roza fu la prima a presentarsi con il pranzo, come spesso accadeva, perchรฉ Fร era malata e Hร na era incinta. Quando arrivรฒ, i fratelli le rivelarono la terribile veritร .
Roza accettรฒ il suo destino senza esitazione, ma chiese un ultimo desiderio: che una parte del suo corpo rimanesse fuori dal muro per poter ancora prendersi cura di suo figlio.
"Lasciate fuori una mano, un occhio, un orecchio, un seno e un piede," disse, "cosรฌ potrรฒ ancora accarezzare mio figlio, vederlo, sentirlo piangere, allattarlo e cullarlo con il piede."
I fratelli esaudirono la sua richiesta.
Piรน tardi, quando suo figlio si svegliรฒ e cercรฒ la madre, Fร lo prese in braccio e corse fino al castello. Quando vide Roza murata, cadde in ginocchio in preda alla disperazione. Il bambino, vedendo il latte stillare dal seno della madre murata, si attaccรฒ a essa per succhiare.
Fร urlรฒ con un dolore straziante, tanto forte che scosse le mura del castello.
"Roza, mia cara sorella," gridรฒ, "oggi toccava a me portare il pranzo! Se fossi venuta io, tu ora saresti viva!"
Pianse fino a quando la luna non sorse, poi il suo cuore cedette e morรฌ abbracciata al corpo di Roza.
Si racconta che, dove caddero le lacrime di Fร , la pietra divenne bianca e da essa sgorgรฒ un liquido simile al latte, che ancora oggi si puรฒ vedere nelle mura del Castello di Rozafa.
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Questa รจ la storia tramandata oralmente per secoli, preservata attraverso la voce dei suonatori di lahuta.
https://sq.m.wikipedia.org/wiki/Historia_e_Fshehur_e_Legjendes_se_Kalase_Rozafae

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